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venerdì 22 ottobre 2021

NO VAX? LIBERTA' SENZA CITTADINANZA


 Responsabilità personale

 e collettiva. 

È difficile trovare nella storia del pensiero un sostegno

 alle ragioni portate dai disobbedienti

 

-         di Simone M. Sepe

-          Il Green pass altro non è che uno strumento per 'promuovere' la vaccinazione di massa. Il problema è comprenderne il significato. Si tratta di un semplice incentivo? Oppure di qualcosa di più cogente che approssima l’obbligatorietà? Dipende ovviamente dalla posta in gioco; se il premio è una caramella, o una ciambella come Krispy Kreme qui in America regala a ogni vaccinato per colazione (e per tutto l’anno), siamo nel mondo degli incentivi. Se invece diventa un lasciapassare per lavorare, quella promozione assumerebbe un carattere più coercitivo, soprattutto quando l’alternativa alla vaccinazione è il test obbligatorio periodico, il cui costo (pecuniario e di tempo-opportunità) non è trascurabile. Il problema è dunque comprendere la compatibilità di questo meccanismo con la difesa morale e giuridica che i no-pass antepongono a giustificazione della loro protesta: la loro libertà. Libertà, una parola meravigliosa e al contempo misteriosa. Abbiamo cercato di riesaminare le varie declinazioni di libertà nella storia del pensiero per trovarne una – che fosse soltanto una – a difesa delle ragioni dei 'disobbedienti'. Non ci siamo riusciti. Ma procediamo con ordine.

Nella concezione degli antichi – ogni riferimento a Benjamin Constant è voluto – libertà significa assenza di turbamenti interni. L’individuo vittima delle proprie passioni, privo di autodisciplina, acratico appunto, non è libero. Per i greci la libertà non era separabile dalla razionalità. Ne consegue che l’esercizio della libertà si risolve in un processo rigoroso di deliberazione interna ( phronesis o saggezza pratica) in condizioni ideali. Se, per ipotesi, il piano delle nostre scelte possibili collassasse in un solo punto, potremo ancora dirci liberi purché quel punto rappresentasse l’unica scelta corretta. Per il pensiero antico, dunque, saremmo liberi anche di fronte all’obbligatorietà vaccinale. Fermandoci solo all’estetica dei comportamenti e all’apparato di suggestioni scomposte che i no-pass portano nel dibattito pubblico, ci sentiremmo di dire che la libertà da loro proposta non è quella degli antichi.

La libertà nel senso moderno assume invece un significato più politico, o se si preferisce negativo, spostando l’asse del concetto dalle costrizioni interne dell’individuo a quelle esterne. La libertà è quindi la capacità di scegliere tra un ventaglio di opzioni possibili, senza che forze esterne – come un governo – ne condizionino o addirittura ne coartino la decisione. Per inciso, questa è la libertà da sempre osteggiata da chi considera la società come un qualcosa di organicamente diverso e non riducibile agli individui solamente, come il fascismo appunto. Ma anche i fascisti, di ritorno da Marte, evidentemente sono cambiati. Tuttavia, anche volendo rimanere nel solco del pensiero esclusivamente liberale è difficile, se non impossibile, trovare una rappresentazione della libertà idonea a giustificare il 'gran rifiuto' dei disobbedienti.

Ci sarebbero infatti delle ragioni che sono libertà-dipendenti per restringere la libertà, proprio a difesa della libertà stessa. Non è un paradosso! Questo accade quando si rischia che le nostre scelte non siano adeguatamente informate oppure viziate nella struttura profonda dei processi cognitivi. Vizi e distorsioni che ancora una volta abbiamo visto con i nostri occhi, durante i fatti violenti di Roma del 9 ottobre 2021, quando quell’umanità arrabbiata e sofferente diceva 'gli italiani liberi vanno ad assediare la Cgil'. Così John Stuart Mill, che presume la libertà come condizione naturale, descrive i casi in cui questa presunzione possa essere legittimamente rigettata. Tra questi include la possibilità di restringere la libertà di oggi per proteggere quella di domani. Questa è la logica liberale che accetta l’obbligatorietà della cintura di sicurezza quando guidiamo: protegge la libertà del giorno dopo.

Il filosofo contemporaneo David Schmidtz, influente esponente del liberalismo classico, inquadra la libertà come potere di dire 'no', perché quel 'no' è la base su cui costruire relazioni umane e comunità fondate sul 'sì'. Quel 'no' non significa avere il diritto di espirare particelle di virus verso chi ci sta accanto. Quel 'no' potrebbe invece estendersi alla privacy quale incarnazione della libertà, laddove un governo volesse agire sul nostro corpo, imponendo la vaccinazione obbligatoria. Ma il green pass non è la vaccinazione obbligatoria. E quindi non vìola la privacy.

Ma anche se prendessimo quella che è forse la versione più radicale, non paternalista, di libertà negativa, quella del libertarianismo, si fatica a trovare argomenti a favore dei no-pass. Robert Nozick, sofisticatissimo pensatore contemporaneo e autore di 'Anarchia, Stato e Utopia', dice chiaramente che laddove l’azione individuale generi un rischio su altri, la pretesa della libertà come immunità diventa problematica. Si chiede allora come individui razionali e liberi risolverebbero il conflitto tra libertà e rischio in uno stato di natura, dove le istituzioni sono ancora da definire. Per Nozick semplifichiamo – ci sarebbero due possibilità: 1) vietare le azioni pericolose (il che equivarrebbe a giustificare la legittimità del Green Pass); 2) permettere le azioni pericolose (nel caso specifico, permettere di interagire nella società senza Green Pass), a condizione che gli agenti 'pericolosi' compensino gli altri (vale a dire richiedere ai no-vax e/o no-pass di risarcire in via preventiva la popolazione più responsabile). Ma Nozick con acuto pragmatismo si pone anche il problema di come amministrare il secondo regime, in un mondo in cui i 'pericolosi' (i no-pass) non abbiano le risorse per risarcire le 'vittime' o comunque non sia così semplice farli pagare. Senza compenso, infatti, il costo della libertà degli uni (quello di no-vax e nopass) verrebbe traslato sugli altri (i vaccinati), un’eventualità che Nozick non accetterebbe.

Sul piatto rimarrebbe allora solo la prima possibilità. Evidentemente i no-pass non conoscono Nozick, ma molti di loro intendono il Reddito di cittadinanza come 'meccanismo di risarcimento'; peccato che il pagamento vada nella direzione opposta. Se infine volessimo volare più alti e considerare la struttura metafisica della nostra libertà, i no-pass ancora una volta sono con le spalle al muro: la libertà è infatti la dimensione della nostra responsabilità morale. La dimensione della nostra partecipazione e compassione, come insegna l’illuminismo scozzese. Qualcuno direbbe della nostra coscienza. Più siamo liberi, più dobbiamo essere responsabili verso gli altri. Ma i disobbedienti non sembrano aver compreso questa proporzione: le responsabilità – per loro – sono da socializzare, a differenza dei benefici che invece vorrebbero mantenere privati.

È una brutta vicenda piena di contraddizioni, ignoranza e furbizia. Dove chi ne beneficia sono quei cinici senza virtù all’incetta di voti che sfruttano le contingenze della storia e le debolezze della gente. E giustificano i vizi umani, anche i più bassi, nel nome di un concetto di libertà senza cittadinanza. Fa bene il presidente del Consiglio Draghi a tirar dritto per la strada della responsabilità personale e collettiva, senza tentennamenti. Come un uomo libero farebbe.

*Giurista ed economista, University of Arizona (Usa)

 

www.avvenire.it

 

giovedì 25 aprile 2019

25 APRILE - VIVA LA DEMOCRAZIA E LA COSTITUZIONE - NON DIMENTICARE CHI HA DATO LA VITA PER LA NOSTRA LIBERTÀ' ....

"La festa del 25 aprile ci stimola a riflettere come il nostro Paese seppe risorgere dopo la tragedia della seconda guerra mondiale. Un vero secondo risorgimento in un Paese materialmente distrutto e gettato nello scompiglio dal regime fascista nemico e da quello monarchico.... 
I giovani facciano propri i valori costituzionali ....
Conoscere la tragedia il cui ricordo è ancora vivo ci aiuta a comprendere le tante sofferenze che si consumano alle porte dell'Europa che coinvolgono popoli a noi vicini. 
E' bene ricordare con gratitudine le donne e gli uomini, i civili e i militari, i sacerdoti che contribuirono al riscatto del nostro Paese.... 
La vostra testimonianza è un monito permanente, un argine di verità contro le interessate riscritture della storia....."

24 aprile 2019

Mattarella, Presidente della Repubblica

www.quirinale.it

mercoledì 20 giugno 2018

GLI ADOLESCENTI: Non salvaguardateci, lasciateci crescere .


Nel primo fine settimana di giugno abbiamo tenuto un ritiro di due giorni insieme agli adolescenti che hanno seguito il percorso Anilab di quest'anno. Stavolta la formazione non è stata incentrata sulle competenze pratiche per l'animazione, ma sullo sviluppo di competenze relazionali: generare se stessi, approcciarsi agli altri, vivere il silenzio, riconoscere la propria storia, identificare il proprio orizzonte valoriale, l'adultità.
 
Tra i prodotti finali è da segnalare una lettera indirizzata agli adulti, con la quale i ragazzi hanno identificato punti critici e punti di forza dei grandi che li circondano, e descritto il modello di adulto a cui aspirano. Essa è stata sicuramente il risultato di un seppur piccolo "processo di discernimento e di chiarificazione degli eventi della propria vita attraverso i segni contenuti in essi".
 
L'atto del discernimento, infatti, ha bisogno di un'attenta osservazione e di un desiderio di muoversi verso un obiettivo; perciò ha bisogno di spazi e di tempi dedicati, che non possono essere invasi da altro o da altri. Con gli adolescenti abbiamo parlato dell'essere adulti perché ci è apparso subito chiaro che, a differenza di quei grandi che vogliono restare infantili per sempre, i ragazzi vogliono crescere, e vogliono farlo seguendo schemi propri. Non hanno bisogno di essere salvaguardati dalle esperienze di vita, quanto piuttosto guidati nella comprensione di ciò che vivono ogni giorno.
 
Uno degli aspetti che è emerso dal percorso è la relazione tra la libertà e gli aspetti peculiari che la rendono possibile: «da quello che vediamo, essere adulti significa avere maggiori responsabilità, vivere più stress, avere maggiore libertà e consapevolezza». Perciò gli adolescenti hanno espressamente chiesto di poter coltivare questa libertà, attraverso l'elaborazione delle esperienze e degli errori, che è l'essenza stessa del discernimento: «vi chiediamo di accompagnarci in questo percorso e di consigliarci, ma lasciandoci la libertà di sbagliare.
 
Perciò permetteteci di gestire autonomamente il nostro tempo, il nostro spazio e le nostre risorse, e noi ci impegneremo ad usarli con responsabilità». Alla riuscita di questa 'due giorni', poi, ha contribuito il ritiro con i ragazzi svolto a dicembre e dedicato al silenzio, proprio per "provare ad ascoltare e a fare affiorare alla luce il 'gusto' di emozioni, affetti e desideri prodotti dagli eventi della vita e che si agitano e lottano dentro l'interiorità profonda".
 
Esso è stato declinato attraverso diversi esercizi: silenzio senza contatto visivo con gli altri, silenzio a coppie fissandosi negli occhi, silenzio davanti allo specchio, silenzio con alcuni brani delle Scritture. Il risultato è stato sorprendente! A parte qualche inevitabile sghignazzo (non tutti erano abituati al 'silenzio forzato'...), l'esperienza si è stabilizzata ed ha permesso di far affiorare le emozioni e i desideri che si agitavano dentro i ragazzi.
 
Alcuni hanno espresso tutto il disagio provato a confrontarsi con la propria interiorità, altri hanno espresso sensazioni di pace e di conforto. Due persone si sono trovate particolarmente a proprio agio, perché già abituati a confrontarsi con le proprie paure, altri si sono trovati spiazzati del tutto. La cosa che, da formatore, ritengo importante è prestare attenzione all'educazione al silenzio: non è sufficiente dare ai ragazzi un brano e dire "riflettete in silenzio!", perché molti di loro non sanno da dove cominciare.
 
Da questo viaggio nel silenzio è emerso innanzitutto come il riferimento (consapevole o inconsapevole) alle loro dinamiche familiari fosse costante. Il loro modello di adultità è più o meno riferibile a quello dei genitori, l'"oriente", l'"origine" delle loro speranze ed angosce era ugualmente collocata nelle loro dinamiche infantili.
 
Ma il "senso" e l'"orientamento" di alcuni riferimenti è in profonda trasformazione e ciò li destabilizza: «voi adulti spesso vi dimenticate cosa voglia dire essere bambini, perdete la spensieratezza e qualche volta smettete di credere nei vostri sogni». I ragazzi si rendono conto di stare uscendo da un mondo in cui i contorni erano netti per entrare in uno dove si vede "come in uno specchio" - come Paolo dice in quella prima lettera ai Corinzi che ci ha in parte guidati.
 
In questo senso è stato effettivamente d'aiuto il confronto "con qualche etica laica o testo sacro capaci di 'costringerli' a non minimizzare, ma a valorizzare o a rivedere ciò che stava emergendo". La prima parte del ritiro appena svolto, infatti, è stata incentrata sulla ricostruzione della propria storia, e come espediente abbiamo utilizzato il capitolo 3 del Qoelet.
 
I ragazzi si sono trovati a proprio agio nel definirsi attraverso i contrasti di amore/odio, guerra/pace, ecc. Hanno compreso immediatamente il valore simbolico del brano e sono riusciti a utilizzarlo per descrivere amicizie rotte, amori infranti, relazioni che si sono modificate nel tempo e che hanno causato in loro sofferenze o speranza.
 
Spesso infatti mi accorgo che non sono loro a minimizzare, e se apparentemente lo fanno è solo per sfuggire ad una pressione eccessiva da parte dei genitori. Dal confronto con gli adolescenti emerge invece chiaramente che le agenzie di formazione hanno un effetto cruciale nella crescita dei ragazzi, prima fra tutte la scuola. Molti iniziano a confrontarsi con la filosofia, con la storia, con la letteratura e questo non li lascia indifferenti.
 
Anche tra i ragazzi che hanno intrapreso percorsi tecnici o professionali c'è chi ha scelto di approcciarsi a testi filosofici con lo studio personale. Nella fase adolescenziale è importante soffermarsi sulle domande, perché le risposte arrivano con il tempo e il discernimento personale. D'altronde, il percorso è stato costruito in un anno, attraverso la riflessione sulle esperienze che li nutrono, sugli educatori che hanno incontrato, sulla limpidezza della comunicazione, ma è solo agli inizi e dovrà essere pazientemente proseguito.
 
I ragazzi, comunque, si sono lasciati provocare non solo dai brani che abbiamo proposto loro, ma anche e sopratutto dai momenti di intervallo nei quali abbiamo avuto modo di confrontarci a fondo sui temi della crescita che li coinvolgono più da vicino. In definitiva, si sono fidati, hanno cercato confronto, provocazione e conforto.
 
E decisivo è stato il fatto che abbiano trovato adulti non giudicanti, ma pronti a sostenerli nei loro momenti di crisi. Con questi adulti, non a caso, si sono voluti prendere un impegno: «ci stiamo incamminando verso l'età adulta, e grazie alla vostra esperienza stiamo cercando di diventare la miglior versione di noi stessi. Cercheremo di agire con responsabilità ed adempiere ai nostri doveri, ma al tempo stesso di non perdere il nostro lato fanciullesco».
 
 Daniele Gianolla
 

(articolo tratto da www.vinonuovo.it)

giovedì 27 luglio 2017

SONO UN PILOTA!

Le persone mi chiedono se non ho mai paura. 
Si. 
Si a volte ho paura. Ho paura di attraversare la strada quando sono di fretta, per un motivo che nella maggioranza delle volte non mi appartiene. Paura di essere investito da un imbecille ubriaco e restare sull’asfalto senza capire nemmeno cosa mi sia successo.

Le persone mi chiedono se non mi sembra pericoloso ciò che faccio.
Si.
Si è pericoloso. Però non come fumare, compromettendo polmoni e cuore, respirando veleno di mia spontanea volontà. Non come stressarmi per mille motivi, con l’infarto in agguato, solo per sopravivere in questo delirio quotidiano.

Le persone mi chiedono perché ho scelto una disciplina fuori dagli schemi delle persone normali.
Si.
Si è fuori dagli schemi. Non quanto la vita folle che si fa per lavoro, una vita che non concede nulla a te stesso. Una vita che non fa che succhiarti l’energia per darti in cambio preoccupazioni su preoccupazioni e che se va bene ti dà la possibilità di comprare delle cose di cui nel profondo non ti frega quasi nulla.

Le persone mi chiedono se accadono incidenti.
Si.
Si accadono. Mai però gravi come un Ictus, che ti riduce un vegetale o quasi magari a cinquant’anni. Che ti fa diventare un peso per gli altri. Che ti fa guardare il mondo da dietro un velo di nulla. Che ti fa essere un’immagine di pena e tristezza per chiunque ti veda.

Le persone mi chiedono se questi mezzi sono sicuri.
No.
Non sempre lo sono. Mai però come una vita che si sfalda per ragioni inaspettate, come una unione di coppia che naufraga. Come una vita di lavoro che crolla e ti lascia pieno di debiti.

Le persone mi chiedono se questi mezzi cadono.
Si.
Si a volte cadono. Mai però come cade un uomo quando finisce in una corsia di ospedale per una malattia incurabile e perde tutta la sua dignità. Come un alcolizzato consapevole di distruggere la propria esistenza eppure continua, come un drogato che si uccide lentamente con dei veleni che finisce per odiare.

Le persone mi chiedono se non potevo evitare questi rischi.
Si. 
Si potevo ma non voglio. Non voglio evitare il rischio di essere felice lassù. Se proprio potessi, vorrei evitare di morire in un letto, vecchio, inconsapevole e fuori di testa. Circondato da persone che a causa della mia condizione e del mio peso nelle loro vite, quasi non riescono più a provare amore per me ma solo una sommessa pena.

Ci sono più morti per milioni di altri motivi che per questo sogno.
E se nel mio destino fosse davvero scritto che proprio nelle ali, sia il mio aeroporto di arrivo, lo accetterò con gratitudine. La gratitudine di un uomo a cui sono state risparmiate infinite sofferenze e umiliazioni. La consapevolezza di aver lasciato per sempre questo terreno a cui non mi sono sentito forse mai troppo legato, in cambio di un ultimo volo senza uguali. La gioia di aver portato negli occhi paesaggi e tramonti meravigliosi, l’aver visto fiumi e case scorrere sotto di me, aver avuto prati da accarezzare con gli occhi nelle loro infinite sfumature. Colori di cielo negati agli altri. La meraviglia e lo stupore di ogni decollo, il rumore amico del motore che ti imprime la spinta, il coraggio delle ali che ti sostengono, la libertà di ogni virata e la pace profonda dopo ogni atterraggio.
Le persone mi chiedono se vale la pena fare tanti sforzi per volare. 
Si.
Si ne vale la pena.

                                      Patrizio Polce, pilota.

martedì 25 aprile 2017

25 aprile - FARE MEMORIA PER COSTRUIRE UN FUTURO MIGLIORE


Alle fronde dei salici
E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
tra i morti abbandonati nelle piazze
sull'erba dura di ghiaccio, al lamento
d'agnello dei fanciulli, all'urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese:
oscillavano lievi al triste vento.

Salvatore Quasimodo