venerdì 31 marzo 2017

GIANCARLO LOMBARDI E' TORNATO ALLA CASA DEL PADRE

Dalla Presidenza del MASCI:
… E allora non ci sarà più pianto né lutto,
e tutte le lacrime saranno sciugate sul volto degli uomini.

    Carissimi fratelli dell’AGESCI, con le parole e la breve testimonianza che ci proviene da Carlo Bertucci (Segretario MASCI Lazio) e che riportiamo in calce, abbiamo appreso la triste  notizia  che Giancarlo Lombardi è ritornato alla casa del Padre.
    Ricordiamo Giancarlo con gratitudine e stima per l’impegno generosamente profuso a tutto lo scautismo italiano del quale ne è stato un grande attore, è stato inoltre protagonista nella vita politica del nostro Paese quale Ministro dell’Istruzione, contraddistinguendosi pure nel mondo imprenditoriale per la sua rappresentanza in Confindustria. Il nostro Movimento partecipa con il cuore al vostro lutto (che è pure nostro), ed esprime vicinanza e affetto a tutta la vostra Associazione, a quanti hanno conosciuto e stimato Giancarlo, ma soprattutto alla sua famiglia.
   Giancarlo Buona Strada verso il cielo e dall’alto segui i nostri passi che si muovono incerti sulle vie polverose di questa terra credendo ancora, come tu lo hai testimoniato con la tua vita, che UN MONDO MIGLIORE SI PUO’ LASCIARE ! Noi camminiamo sulla tua traccia ……….
   Sonia Mondin – Luigi Cioffi – don Guido Lucchiari

Ho avuto la fortuna di condividere con Giancarlo varie esperienze associative e gliene sono molto grato.
Il primo incontro in pattuglia nazionale rover: persona vivace, responsabile, ricca di idee e di stimoli, riflessiva e gioiosa nel contempo.
I frequenti incontri quand'era presidente dell'Associazione, il generoso impegno per accompagnare i primi anni dell'AGESCI, il suo coraggio e la sua intraprendenza  nel dirigere l'associazione, nell'interagire con i capi e i quadri regionali e provinciali, nello stimolare, orientare e coordinare i lavori del Comitato Centrale, la sua lucidità nel prendere decisioni e la sua autorevolezza nell'agire, la sua fede, la sua lungimiranza, i suoi appassionati e significativi interventi nei Consigli Generali.
Il suo forte e significativo accompagnamento dei primi anni della Massariotta, nonchè il sostegno alle attività.
I numerosi consigli che mi ha dato, la fedele amicizia della quale ha voluto onorare me ma anche tanti altri, la  sua capacita di ascolto e di condivisione.
Per me e per molti è stato un maestro di vita e di scautismo.

Un paio di aneddoti che caratterizzano il suo stile:
- da Ministro della Pubblica istruzione venne a Palermo per incontrare i dirigenti scolastici. Mi rampognò perchè nel rivolgergli la parola lo avevo chiamato "Signor Ministro". Al termine dell'incontro coi dirigenti scolastici era previsto che cenasse con le autorità. Si scusò con loro dicendo che non poteva andare a cena poichè doveva incontrarsi con  "vecchi" amici. Ci siamo - subito dopo - trovati in 4 o 5 scout a mangiare una pizza in una pizzeria della zona.
- sul volo Roma - Milano mi trovai per caso seduto accanto a lui. C'erano anche la moglie e la segretaria. Erano carichi di faldoni. "Sono i compiti per casa", mi disse scherzando. All'arrivo a Milano mi chiese di aiutarlo, in contraccambio mi avrebbe portato a destinazione. Pensavo che ad attenderlo ci fosse un'auto ministeriale, invece andammo al posteggio per salire sulla sua non nuova  500 (che durante i suoi viaggi lasciava in aeroporto) e mi accompagnò a destinazione. "Puoi dire che il ministro ti ha fatto da autista" mi disse all'arrivo.

GRAZIE, GIANCARLO. Anche a nome degli Amici della Massariotta, molti dei quali hai onorato con la tua amicizia. Il Signore Ti accolga tra le sue braccia.
gp


martedì 28 marzo 2017

SPORT, RISPETTO, AMICIZIA


Il valore educativo delle attività 

sportive  per i giovani si 

contrappone alla moda 

degli sport definiti “estremi”, 

caratterizzati da un forte 

individualismo


Alcuni giovani, negli ultimi anni, sembrano essere attratti da sport definiti “estremi”. Si tratta di attività all’insegna del rischio, in cui dominano le emozioni forti. Nella maggior parte dei casi sono caratterizzate da un forte individualismo e dal desiderio di provare il brivido dell’imprevisto, oltre ogni limite.
Mode come queste ci fanno comprendere quanto siano fragili, a volte, le nuove generazioni. Spesso i ragazzi di oggi tendono ad assorbire le tendenze del momento, senza le giuste difese o le dovute accortezze, finendo per restarne vittime.
Bisogna anche considerare il fatto che molti giovani vivono con genitori assenti. Se l’educazione della famiglia non c’è, diventa più facile dedicarsi ad attività rischiose e gettare via la vita in un attimo.
A furia di coltivare la non-cultura del pericolo, si pensa di diventare onnipotenti. Si crede di poter scherzare con il fuoco senza bruciarsi. Ma è soltanto un’illusione, figlia di un’epoca dominata dal culto dell’eccesso.
Che cosa si può fare per riportare i giovani su strade più sicure? Il primo passo da fare è certamente quello di recuperare un’autentica cultura dello sport, ben diversa da quella proposta da certe mode estreme.
In un mondo in cui il bene si confonde sempre più spesso con il male, l’idea di seguire regole e comportamenti precisi può avere una funzione educativa determinante. Nulla, più dello sport, può contribuire ad una sana formazione delle coscienze dei giovani.
La migliore risposta al caos di certe tendenze estreme, dove la voglia d’eccesso e il rischio quasi non conoscono confini, è quella di proporre una sana cultura del limite: il richiamo a regole, schemi, barriere morali da non oltrepassare.
Un altro elemento fondamentale, dal punto di vista educativo, è la cultura dell’impegno. Per conquistare un trofeo, sono necessarie tante ore di sudore e di allenamento. È importante aiutare i giovani a valorizzare sempre di più lo spirito di sacrificio, trasferendolo dalla dimensione dello sport a quella della vita quotidiana.
Infine un altro aspetto educativo fondamentale sta nella cultura dell’incontro con gli altri. Oggi, purtroppo, i ragazzi sono sempre più intrappolati nei videogiochi e nelle navigazioni di internet. Trascorrono giornate intere immersi in realtà virtuali, che impediscono un vero rapporto con il mondo.
L’individualismo di certi sport estremi si inserisce in questo stesso terreno di isolamento. I brividi del rischio sono personali, impossibili da condividere. Tutto finisce per esaurirsi nei pochi secondi di un’arida emozione.
Invece, un’autentica cultura dello sport può abituare i ragazzi ad un sincero e concreto contatto con gli altri. In un mondo giovanile che tende alla solitudine, spesso dominato dagli incontri freddi e virtuali di internet, un sano gioco di squadra potrà aiutare a costruire una migliore cultura del rispetto e dell’amicizia.

Carlo Climati

domenica 26 marzo 2017

CAMMINARE NELLA LUCE PER NON PERDERE IL SENTIERO


" ....Che cosa significa avere la vera luce, camminare nella luce? Significa innanzitutto abbandonare le luci false: la luce fredda e fatua del pregiudizio contro gli altri, perché il pregiudizio distorce la realtà e ci carica di avversione contro coloro che giudichiamo senza misericordia e condanniamo senza appello. Questo è pane tutti i giorni! 
Quando si chiacchiera degli altri, non si cammina nella luce, si cammina nelle ombre. 
Un’altra luce falsa, perché seducente e ambigua, è quella dell’interesse personale: se valutiamo uomini e cose in base al criterio del nostro utile, del nostro piacere, del nostro prestigio, non facciamo la verità nelle relazioni e nelle situazioni. 
Se andiamo su questa strada del cercare solo l’interesse personale, camminiamo nelle ombre.... "
Papa Francesco, Angelus, 26 marzo 2017

mercoledì 22 marzo 2017

IL PAPA AI GIOVANI: Siate protagonisti della vostra storia, decidete il vostro futuro!

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA XXXII GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ
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«Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente» (Lc 1,49)


Tanti dicono che voi giovani siete smemorati e superficiali. Non sono affatto d’accordo! Però occorre riconoscere che in questi nostri tempi c’è bisogno di recuperare la capacità di riflettere sulla propria vita e proiettarla verso il futuro. Avere un passato non è la stessa cosa che avere una storia. Nella nostra vita possiamo avere tanti ricordi, ma quanti di essi costruiscono davvero la nostra memoria? Quanti sono significativi per il nostro cuore e aiutano a dare un senso alla nostra esistenza? I volti dei giovani, nei “social”, compaiono in tante fotografie che raccontano eventi più o meno reali, ma non sappiamo quanto di tutto questo sia “storia”, esperienza che possa essere narrata, dotata di un fine e di un senso. I programmi in TV sono pieni di cosiddetti “reality show”, ma non sono storie reali, sono solo minuti che scorrono davanti a una telecamera, in cui i personaggi vivono alla giornata, senza un progetto. Non fatevi fuorviare da questa falsa immagine della realtà! Siate protagonisti della vostra storia, decidete il vostro futuro! ....

Quando Dio tocca il cuore di un giovane, di una giovane, questi diventano capaci di azioni veramente grandiose. Le “grandi cose” che l’Onnipotente ha fatto nell'esistenza di Maria ci parlano anche del nostro viaggio nella vita, che non è un vagabondare senza senso, ma un pellegrinaggio che, pur con tutte le sue incertezze e sofferenze, può trovare in Dio la sua pienezza (cfr Angelus, 15 agosto 2015). Mi direte: “Padre, ma io sono molto limitato, sono peccatore, cosa posso fare?”.Quando il Signore ci chiama, non si ferma a ciò che siamo o a ciò che abbiamo fatto. Al contrario, nel momento in cui ci chiama, Egli sta guardando tutto quello che potremmo fare, tutto l’amore che siamo capaci di sprigionare. Come la giovane Maria, potete far sì che la vostra vita diventi strumento per migliorare il mondo. Gesù vi chiama a lasciare la vostra impronta nella vita, un’impronta che segni la storia, la vostra storia e la storia di tanti (cfr Discorso nella Veglia, Cracovia, 30 luglio 2016).....

Fare memoria del passato serve anche ad accogliere gli interventi inediti che Dio vuole realizzare in noi e attraverso di noi. E ci aiuta ad aprirci per essere scelti come suoi strumenti, collaboratori dei suoi progetti salvifici. Anche voi giovani potete fare grandi cose, assumervi delle grosse responsabilità, se riconoscerete l’azione misericordiosa e onnipotente di Dio nella vostra vita.......



giovedì 9 marzo 2017

GENDER. IL DOCUMENTO DEI PEDIATRI AMERICANI


I Pediatri americani pubblicano un documento  sulla identità di genere,  che  evidenzia i rischi di determinate opinioni e scelte.

 In sintesi, ecco l'octalogo:

1. La sessualità umana è oggettivamente binaria: xx=femmina, XY= maschio;
2. Nessuno è nato con un genere, tutti sono nati con un sesso;
3. Se una persona crede di essere ciò che NON è, questo è da considerare quantomeno come uno stato di confusione;
4. La pubertà non è una malattia e gli ormoni che la bloccano possono essere pericolosi;
5. il 98% dei ragazziee l'88% delle ragazze che hanno problemi di identità di genere durante la pubertà, li superano riconoscendosi nel proprio sesso dopo la pubertà;
6. l'uso di ormoni per impersonare l'altro sesso può causare sterilità, malattie cardiache, ictus, diabete e cancro;
7. il tasso di suicidi tra i transessuali è 20 volte quello medio, anche nella Svezia che è il paese più gay friendly del mondo;
8. è da considerarsi abuso sui minori convincere i bambini che sia normale impersonare l'altro sesso mediante ormoni o interventi chirurgici.


Per leggere il documento originale:


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mercoledì 8 marzo 2017

SICILIA: RECUPERATA LA "MAGNA VIA FRANCIGENA" - Un percorso da riscoprire

La Sicilia ha il suo Cammino di Santiago: recuperata la "Magna Via Francigena"

La Sicilia ha i suoi "Cammini di Santiago"


Ben 160 chilometri alla scoperta delle perle rurali.
 La "Magna via franchigena", un percorso che si snoda attraverso tre province: Agrigento, Trapani, Palermo
Molti i comuni siciliani interessati nelle varie zone della Sicilia.
 A giugno il primo cammino inaugurale da Agrigento a Palermo.

martedì 7 marzo 2017

L'EREDITA' DI PADRE PINO PUGLISI, martire di mafia

   
Cos'è cambiato dopo la morte di padre Pino Puglisi, ucciso a Palermo dalla mafia il 15 settembre 1993 per il suo impegno evangelico, educativo e sociale?
  Il primo martire della Chiesa, morto per mano di Cosa nostra, proclamato beato nel 2013, ha lasciato una sfida da raccogliere: l'elaborazione di una pastorale più vicina agli ultimi e capace di fronteggiare i fenomeni mafiosi, soprattutto quelli di natura culturale. 
   Rosaria Cascio, un'insegnante che è stata sua allieva e sua collaboratrice, e Salvo Ognibene, avvocato impegnato nella promozione della legalità e di una cultura avversa alla mentalità mafiosa, con il recente libro, cercano di riportare l'attenzione sul messaggio di padre Puglisi, sul suo modello di prete, di cristiano, di cittadino, illuminato dal Vangelo di Cristo.
   Seguendo l'esempio del sacerdote martire, è scopo del libro quello di fare un passo in avanti rispetto alla riflessione finora condotta dall'antimafia sociale.

Calò e Ognibene, IL PRIMO MARTIRE DI MAFIA, L'EREDITA' DI PADRE PINO PUGLISI, EDB, Bologna, novembre 2016, pagg. 235, € 18

lunedì 6 marzo 2017

VIGILIA DI PRIMAVERA






"Contemplo un di quei fiori, e nel mirarlo tremo: Tu solo, o Padre, puoi così fissarmi da un prodigio di petali!
Nel volto di un fior di campo, che in un suo cerchio breve racchiude l'armonia dell'universo, ti riconosco" (Ada Negri)

domenica 5 marzo 2017

CONTRO I LADRI DI SPERANZA

COME LA CHIESA RESISTE ALLE MAFIE

La recente opera di Massimo Naro, docente di Teologia sistematica nella Pontificia facoltà teologica di Sicilia, affronta in maniera nuova, chiara ed essenziale, con ricchezza di documenti, un tema molto dibattuto: La Chiesa e le mafie.
 Così può essere riassunto  il pensiero di Naro: "Dopo un lungo silenzio, alimentato da un sentimento di antistatalismo e da un ambiguo cristianesimo municipale impastoiato nelle parentele, la Chiesa ha iniziato ad affrontare il problema delle mafie solo negli anni delle stragi e degli omicidi eccellenti, come quelli di don Pino Puglisi, don Peppe Diana e Rosario Livatino.
   Tuttavia, il modo in cui l'ha fatto è stato condizionato dalla retorica "sicilianista" e dall'appiattimento sul linguaggio tecnico dei magistrati, dei funzionari di Polizia e dei giornalisti.
   Ciò che è mancato è stato un lessico specifico, ricco delle parole del Vangelo e della tradizione cristiana. Il discorso è suonato più descrittivo che profetico ....  Serve un nuovo umanesimo mediterraneo, alternativo alla disumanità mafiosa" .

Massimo Naro, Contro il ladri di speranza, EDB, Bologna, 2016, pagg. 70, € 7,80



sabato 4 marzo 2017

LA MORTE DI DJ FABO: distinguere per capire meglio

Sul suicidio di Dj Fabo si è scritto molto “a caldo” (l’ho fatto anch’io in un editoriale su «Avvenire» del 28 febbraio), ma forse proprio questa sovrabbondanza di reazioni immediate rende utile una pausa di riflessione più pacata. Essa ci consente, infatti, di distinguere, nella questione,  livelli diversi che spesso, nella sovrabbondante produzione giornalistica di questi giorni,  sono stati sovrapposti e confusi.

Il primo è quello squisitamente umano. Il dramma di un uomo di 39 anni cieco e paralizzato, che percepisce la propria condizione, per usare le sue parole,  come «un inferno di dolore», non si può ridurre a un “caso” etico o giuridico. Di fronte ad esso ogni giudizio – anzi ogni discorso –  suona fuori luogo. Il solo atteggiamento adeguato è il silenzio. Nessuno ha il diritto di condannare questo fratello che ha molto sofferto. Chi è credente, può pregare per lui. Chi non lo è, rinunzierà comunque a ingabbiare il suo gesto in una categoria precostituita.

Forse proprio per questo – passo al secondo livello, che concerne l’aspetto culturale della vicenda – mi ha disturbato  vedere trasformare un’angosciosa esperienza personale in una bandiera ideologica. La tragica fine di Dj Fabo è stata annunciata, accompagnata e seguita da proclami che hanno cercato, con successo, di usarla per colpire emotivamente l’opinione pubblica. Si dirà che lo si è fatto per promuovere una giusta causa. Sospendendo per ora la valutazione sul giusto e sull’ingiusto, mi sembra che ridurre la morte di un uomo malato a uno spettacolo – sullo stesso piano dei tanti che il pubblico avidamente consuma, per poi dimenticarli –  possa servire a far vincere una battaglia politico-giuridica, ma è comunque una sconfitta dal punto di vista  culturale, perché banalizza ciò che si pretende di voler salvaguardare, la dignità e il mistero dell’essere umano. In quest’ottica, mi pongo tra coloro che, pur contrari all’aborto, si rifiutano di combatterlo ricorrendo a filmati o fotografie raccapriccianti.

Ma c’è un terzo livello che ci porta più vicini al cuore della questione, ed è quello, per così dire, filosofico. Si è sentito ripetere in continuazione, in questi giorni, che va riconosciuto a tutti il diritto di decidere della propria vita senza doverne rendere conto a nessuno, meno che mai alla comunità civile. In questo modo, però, la profonda, sofferta comprensione per il drammatico gesto di Dj Fabo viene incanalata in un preciso alveo di pensiero, che da più di trecento anni domina la civiltà occidentale e che definisce l’essere umano  nella logica di un “individualismo possessivo”.....

mercoledì 1 marzo 2017

L'ALTRO E' UN DONO. Il messaggio di papa Francesco per la Quaresima

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
FRANCESCO
PER LA QUARESIMA 2017

La Parola è un dono. L’altro è un dono

Cari fratelli e sorelle,
la Quaresima è un nuovo inizio, una strada che conduce verso una meta sicura: la Pasqua di Risurrezione, la vittoria di Cristo sulla morte. E sempre questo tempo ci rivolge un forte invito alla conversione: il cristiano è chiamato a tornare a Dio «con tutto il cuore» (Gl 2,12), per non accontentarsi di una vita mediocre, ma crescere nell’amicizia con il Signore. Gesù è l’amico fedele che non ci abbandona mai, perché, anche quando pecchiamo, attende con pazienza il nostro ritorno a Lui e, con questa attesa, manifesta la sua volontà di perdono (cfr Omelia nella S. Messa, 8 gennaio 2016).
La Quaresima è il momento favorevole per intensificare la vita dello spirito attraverso i santi mezzi che la Chiesa ci offre: il digiuno, la preghiera e l’elemosina. Alla base di tutto c’è la Parola di Dio, che in questo tempo siamo invitati ad ascoltare e meditare con maggiore assiduità. In particolare, qui vorrei soffermarmi sulla parabola dell’uomo ricco e del povero Lazzaro (cfr Lc 16,19-31). Lasciamoci ispirare da questa pagina così significativa, che ci offre la chiave per comprendere come agire per raggiungere la vera felicità e la vita eterna, esortandoci ad una sincera conversione.
1. L’altro è un dono
La parabola comincia presentando i due personaggi principali, ma è il povero che viene descritto in maniera più dettagliata: egli si trova in una condizione disperata e non ha la forza di risollevarsi, giace alla porta del ricco e mangia le briciole che cadono dalla sua tavola, ha piaghe in tutto il corpo e i cani vengono a leccarle (cfr vv. 20-21). Il quadro dunque è cupo, e l’uomo degradato e umiliato.........