venerdì 31 dicembre 2021

PREGHIERA DI FINE ANNO

 

Signore Gesù, alla fine di questo anno voglio ringraziarti per tutto quello che ho ricevuto da te. Grazie per la vita e l’amore, per i fiori, l’aria e il sole, per l’allegria e il dolore, per quello che è stato possibile e per quello che non è potuto esserlo.

Ti faccio umile dono di quanto ho realizzato quest’anno, per il lavoro che ho potuto compiere, le cose che sono passate per le mie mani e ciò che ho potuto costruire. Ti offro e ti raccomando le persone che ho sempre amato, le nuove amicizie, quelli a me più vicini, quelli che sono più lontani, quelli che se ne sono andati, quelli che mi hanno chiesto una mano e quelli che ho potuto aiutare; quelli con cui ho condiviso la vita, il cammino, il lavoro, il dolore e l’allegria.

Oggi, Signore, voglio anche chiedere perdono per il tempo sprecato, per le parole inutili e per l’amore disprezzato, perdono per le opere vuote, per il lavoro mal fatto, per il vivere senza entusiasmo, per la preghiera sempre rimandata, per le diffidenze e i pregiudizi, per le inimicizie e per le mille superficialità nell’agire. Per tutte le mie dimenticanze e i miei silenzi, semplicemente ti chiedo perdono. Aiutami ad accrescere la mia fede e a renderla veritiera e vigorosa

Signore Dio, Signore del tempo e dell’eternità, tuo è l’oggi e il domani, il passato e il futuro, e, all'inizio di un nuovo anno, io fermo la mia vita davanti al calendario ancora da inaugurare e ti offro quei giorni che solo tu sai se arriverò a vivere. Aiutami a vivere ogni nuovo giorno che la tua bontà mi concederà facendo del mio meglio perché sia fatta la tua volontà.

Oggi ti chiedo per me e per i miei cari, familiari e amici, ma anche con tutti coloro che incontrerò.   la pace e l’allegria, la forza e la prudenza, la carità, la fede e la speranza, la sapienza e la saggezza e la sapienza.

Voglio vivere ogni giorno con generoso impegno, con ottimismo e bontà; chiudi la mia mente e le mie orecchie a ogni falsità, le mie labbra alle parole bugiarde ed egoiste o in grado di ferire.  Apri invece il mio essere a tutto quello che è buono, così che il mio spirito si riempia solo di benedizioni e le sappia spargere ad ogni mio passo.

Riempimi di umiltà, bontà e allegria perché quelli che mi sono vicini trovino nella mia vita un po’ di te. Aiutami a rimediare con coraggio e costanza al male compiuto nell’anno che termina e a superare i momenti difficili che incontrerò. Rendimi attento e sensibile alle persone più bisognose di aiuto.

Proteggi la Chiesa e le istituzioni che operano nella nostra società e nel mondo intero per diffondere, giustizia, misericordia, pace e prosperità. Aiutami a collaborare generosamente con tutti coloro che sono impegnati nel costruire il bene comune. Fammi superare gli ostacoli, le catene e le paludi dell’autoreferenza, della chiusura, dei pregiudizi, delle diffidenze.

Signore, infine, ti chiedo di liberare l'umanità da questa pandemia che rende grigie e incerte le nostre giornate e le nostre relazioni.

Signore, manda su di noi il tuo Spirito per aiutarci a costruire un mondo migliore, testimoniando ogni giorno la tua Parola. Maria, tua e nostra madre celeste, accompagni il nostro cammino terreno.


 G. P.  -Rivisitazione del testo di Arley Tuberqui



martedì 7 dicembre 2021

BROSTA', OLI MASI'

 

Francesco ai giovani: 

Sognate in grande, non ascoltate i "sicari della speranza"

Francesco incontra ragazzi e ragazze di tutta la Grecia, a conclusione del suo viaggio apostolico. Ascoltando tre testimonianze, tra cui quella di un profugo siriano, il Pontefice esorta a dedicarsi agli altri "che non è da perdenti" e a lanciarsi nella vita, non lasciandosi ammaliare dalle "sirene" che propongono "messaggi seducenti, che puntano su guadagni facili, falsi bisogni del consumismo, culto del benessere"

-         Salvatore Cernuzio - Città del Vaticano

 “Brostà, óli masí!". "Avanti, tutti insieme!”, senza farsi spaventare dai dubbi che sono “vitamine di fede”, senza farsi distruggere dagli “azzeratori di sogni e sicari della speranza”, senza farsi imprigionare in quel “mondo virtuale pieno di apparenze”, in cui si è “molto social ma poco sociali”. È una spinta al futuro, a lanciarsi nell’Odissea della vita, quella che il Papa offre ai giovani di tutta la Grecia che incontra nella Scuola San Dionigi delle Suore Orsoline a Maroussi. L’abbraccio con le nuove generazioni che costruiranno l’avvenire di un Paese costretto a vivere in mezzo a molteplici crisi è l’atto conclusivo del viaggio di Francesco in terra ellenica. Tramite i ragazzi, il Pontefice esprime il suo “efcharistó”, “grazie”, per tutti coloro che hanno organizzato o contribuito ad organizzare il suo pellegrinaggio.

Canti e testimonianze 

Nella palestra del collegio, dopo canti, inni e un ballo tradizionale, il Papa, su un palco azzurro decorato da fiori bianchi, ascolta tre testimonianze: Katerina, giovane filippina che racconta i suoi dubbi di fede davanti alla sofferenza umana; Ioanna, di Tinos, che ricorda il suo riavvicinamento a Dio dopo momenti di rabbia e lontananza; Aboud, siriano 18.enne, con a fianco il fratello Mario, che commuove i presenti riportando la sua esperienza di profugo dalla Siria martoriata, dove con la famiglia ha rischiato più volte la morte tra bombardamenti e attacchi.

Sirene che ammaliano

È dalle parole dei tre ragazzi che il Papa muove il suo discorso, intervallato da diversi passaggi a braccio e incentrato su un unico messaggio: “Dio ti ama”. Questo annuncio Francesco lo consegna come un dono a ragazzi e ragazze che rischiano altrimenti di farsi imprigionare da “pigrizia”, “timore”, “vergogna” o da quei “messaggi martellanti” che “fanno dipendere la vita da come ci vestiamo, dalla macchina che guidiamo, da come gli altri ci guardano". Sono quelle “sirene” che nel mito attiravano i naviganti con il loro canto per farli sfracellare contro gli scogli. 

Nella realtà le sirene di oggi vogliono ammaliarvi con messaggi seducenti e insistenti, che puntano sui guadagni facili, sui falsi bisogni del consumismo, sul culto del benessere fisico, del divertimento a tutti i costi... Sono tanti fuochi d’artificio, che brillano per un attimo, e poi lasciano

Conosci te stesso

Resistere non è facile, afferma il Papa: Ulisse, insidiato dalle sirene, si fece legare all’albero maestro della nave, ma è un altro il personaggio da cui prendere esempio, Orfeo, il quale intonò una melodia più bella di quella delle sirene mettendole così a tacere. Questa melodia è per ogni giovane “la bellezza della fede”, dice il Papa: “Non siamo cristiani perché dobbiamo, ma perché è bello”. Ricorda quindi l’antico invito inciso sul frontone del tempio di Delfi: “γνῶθι σeαυτόν. Conosci te stesso”.

Riconosci che vali per quello che sei, non per quello che hai. Non vali per la marca del vestito o per le scarpe che porti, ma perché sei unico, sei unica

Unici perché “figli amati di Dio”. “Il cuore della fede non è un’idea o una morale, ma una realtà, una realtà bellissima che non dipende da noi e che lascia a bocca aperta: siamo figli amati di Dio! Figli amati: abbiamo un Padre che veglia su di noi senza smettere mai di amarci”. “Riflettiamoci”, esorta il Papa:

“Qualsiasi cosa tu pensi o faccia, fossero anche le peggiori, Dio continua ad amarti. Io vorrei che questo lo capiate bene: Dio non si stanca di amare. Qualcuno può dirmi: “Ma se io scivolo nelle cose più brutte, Dio mi ama?” Dio ti ama. “E se io sono un traditore, un peccatore tremendo, e finisco male, nella droga... Dio mi ama?” Dio ti ama. Dio ama sempre. Non può smettere di amare. Ama sempre e comunque. Guarda la tua vita e la vede molto buona. Non si pente mai di noi. Se ci mettiamo davanti allo specchio magari non ci vediamo come vorremmo, perché rischiamo di concentrarci su quello che non ci piace. Ma se ci mettiamo davanti a Dio la prospettiva cambia. Non possiamo che stupirci di essere per Lui, nonostante tutte le nostre debolezze e i nostri peccati, figli amati da sempre e per sempre.”

Non perdere lo stupore 

È vero che “davanti alle incomprensioni o alle difficoltà della vita, nei momenti di solitudine o di delusione, può bussare alla porta del cuore questo dubbio: ‘Forse sono io che non vado bene... forse sono sbagliato, sono sbagliata...’”. Ma quella “è una tentazione da respingere”, che il diavolo sobilla “per gettarci nella tristezza”. Cosa fare? Cosa fare quando un dubbio del genere diventa soffocante e non lascia in pace, quando si smarrisce la fiducia e non si sa da dove cominciare? “Bisogna ritrovare il punto di partenza”, dice il Papa, che è lo “stupore”, il “meravigliarsi”. “Thaumàzein”, quella scintilla, quella scoperta che ha dato inizio alla filosofia, alla cultura, all’arte, alla scienza.

“Lo stupore non è solo l’inizio della filosofia, è anche l’inizio della nostra fede”, chiosa il Papa. “Non perdiamo mai quello stupore di essere per Dio, nonostante tutte le nostre debolezze e i nostri peccati, figli amati da sempre e per sempre”.

Allora, anziché cominciare la giornata davanti allo specchio, perché non apri la finestra della camera e ti soffermi sul tutto, su tutto il bello che c’è, su tutto il bello che vedi? Esci da te stesso

 Il tesoro del perdono

E quando si rimane “delusi” per qualcosa che si è fatto, c’è un altro stupore da non lasciarsi sfuggire: “Lo stupore del perdono”.   

Non permettiamo che la pigrizia, il timore o la vergogna ci rubino il tesoro del perdono. Lasciamoci stupire dall’amore di Dio! Riscopriremo noi stessi; non quello che dicono di noi o che le pulsioni del momento suscitano in noi; non quello che gli slogan pubblicitari ci buttano addosso, ma la nostra verità più profonda, quella che vede Dio, quella in cui crede Lui: la bellezza irripetibile che siamo.

Tanto social, poco sociali

Per custodirla, questa bellezza, “diciamo no a ciò che vuole oscurarla”, incoraggia Papa Francesco. Diciamo sì, invece, a ciò che porta la gioia, come il dedicarsi agli altri che "non è da perdenti, è da vincenti; è la via per fare qualcosa di veramente nuovo nella storia". “Vuoi fare qualcosa di nuovo nella vita? Vuoi ringiovanire? Non accontentarti di pubblicare qualche post o qualche tweet. Non accontentarti di incontri virtuali, cerca quelli reali, soprattutto con chi ha bisogno di te: non cercare la visibilità, ma gli invisibili. Questo è originale, rivoluzionario”, afferma il Vescovo di Roma.

Tanti oggi sono molto social ma poco sociali: chiusi in sé stessi, prigionieri del cellulare che tengono in mano. Ma sullo schermo manca l’altro, mancano i suoi occhi, il suo respiro, le sue mani. Lo schermo facilmente diventa uno specchio, dove credi di stare di fronte al mondo, ma in realtà sei solo, in un mondo virtuale pieno di apparenze, di foto truccate per sembrare sempre belli e in forma.

“Che bello invece stare con gli altri, scoprire la novità dell’altro!”, esclama Francesco. “Coltivare la mistica dell’insieme, la gioia di condividere, l’ardore di servire!”. “O fílos ine állos eaftós”, “l’amico è un altro me”, afferma un detto greco: “Sì, l’altro è la via per ritrovare sé stessi. Certo, costa fatica uscire dalle proprie comfort zone, è più facile stare seduti sul divano davanti alla tv. Ma è roba vecchia, non è da giovani. Da giovani è reagire: quando ci si sente soli, aprirsi; quando viene la tentazione di chiudersi, cercare gli altri, allenarsi in questa ‘ginnastica dell’anima’”.

L'avventura del vivere

Proprio i ragazzi e le ragazze nati e cresciuti nella terra che ha visto fiorire i più grandi eventi sportivi, come le Olimpiadi e la maratona, devono lanciarsi in un altro tipo di agonismo “che fa bene al corpo c’è quello che fa bene all’anima”.

Allenarsi all’apertura, percorrere lunghe distanze da sé stessi per accorciare quelle con gli altri; lanciare il cuore oltre gli ostacoli; sollevare gli uni i pesi degli altri... Allenarvi in questo vi farà̀ felici, vi manterrà̀ giovani e vi farà̀ sentire l’avventura di vivere!

Non farsi paralizzare dalle paure 

E a proposito di avventura, Papa Francesco richiama la testimonianza di Aboud, la sua fuga e il suo approdo in questo Paese in barca, rimanendo “su una roccia senza acqua e senza cibo, aspettando l’alba e una nave della guardia costiera”. “Una vera e propria odissea dei nostri giorni”, commenta il Pontefice, e Aboud come un giovane Telemaco, il figlio di Ulisse che davanti a un bivio "si alza, sistema di nascosto la nave e di fretta, al sorgere del sole, va all’avventura”.

“Il senso della vita non è restare sulla spiaggia aspettando che il vento porti novità”, incoraggia Papa Francesco. “La salvezza sta in mare aperto, sta nello slancio, nella ricerca, nell’inseguire i sogni, quelli veri, quelli ad occhi aperti, che comportano fatica, lotta, venti contrari, burrasche improvvise”.

Ma non lasciarsi paralizzare dalle paure, sognare in grande! E sognare insieme! Come per Telemaco, ci sarà chi cercherà di fermarvi. Ci sarà sempre chi vi dirà: “Lascia perdere, non rischiare, è inutile”. Sono gli azzeratori di sogni, i sicari della speranza, gli inguaribili nostalgici del passato.

Allora, è l'esortazione conclusiva del Papa: “Nutrite il coraggio della speranza. Scegliere è una sfida. È affrontare la paura dell’ignoto, è uscire dalla palude dell’omologazione, è decidere di prendere in mano la vita”.  

Vatican News

PAPA FRANCESCO INCONTRA I GIOVANI

https://youtu.be/O4Rg9frdcIE

domenica 5 dicembre 2021

GIORNATA MONDIALE DEL VOLONTARIATO

 
Carta dei Valori 

del Volontariato 

Rispondendo ad una esigenza ampiamente diffusa e variamente formulata, la Fondazione Italiana per il Volontariato e il Gruppo Abele hanno elaborato una proposta di Carta dei valori del volontariato italiano. La carta è ora proposta a tutti i volontari e alle loro organizzazioni, perché ne discutano e diano il loro contributo alla redazione di un testo definitivo, che possa essere punto di riferimento comune per tutto il mondo del volontariato e per tutti coloro che attorno ad esso ruotano.

Rispondendo ad una esigenza ampiamente diffusa e variamente formulata, la Fondazione Italiana per il Volontariato e il Gruppo Abele hanno elaborato una proposta di Carta dei valori del volontariato italiano. La carta è ora proposta a tutti i volontari e alle loro organizzazioni, perché ne discutano e diano il loro contributo alla redazione di un testo definitivo, che possa essere punto di riferimento comune per tutto il mondo del volontariato e per tutti coloro che attorno ad esso ruotano.

 Principi Fondanti

 Volontario è la persona che, adempiuti i doveri di ogni cittadino, mette a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per gli altri, per la comunità di appartenenza o per l’umanità intera. Egli opera in modo libero e gratuito promuovendo risposte creative ed efficaci ai bisogni dei destinatari della propria azione o contribuendo alla realizzazione dei beni comuni.

I volontari esplicano la loro azione in forma individuale, in aggregazioni informali, in organizzazioni strutturate; pur attingendo, quanto a motivazioni, a radici culturali e/o religiose diverse, essi hanno in comune la passione per la causa degli esseri umani e per la costruzione di un mondo migliore.

Il volontariato è azione gratuita. La gratuità è l’elemento distintivo dell’agire volontario e lo rende originale rispetto ad altre componenti del terzo settore e ad altre forme di impegno civile. Ciò comporta assenza di guadagno economico, libertà da ogni forma di potere e rinuncia ai vantaggi diretti e indiretti. In questo modo diviene testimonianza credibile di libertà rispetto alle logiche dell’individualismo, dell’utilitarismo economico e rifiuta i modelli di società centrati esclusivamente sull’"avere" e sul consumismo.
I volontari traggono dalla propria esperienza di dono motivi di arricchimento sul piano interiore e sul piano delle abilità relazionali.

Il volontariato è, in tutte le sue forme e manifestazioni, espressione del valore della relazione e della condivisione con l’altro. Al centro del suo agire ci sono le persone considerate nella loro dignità umana, nella loro integrità e nel contesto delle relazioni familiari, sociali e culturali in cui vivono. Pertanto considera ogni persona titolare di diritti di cittadinanza, promuove la conoscenza degli stessi e ne tutela l’esercizio concreto e consapevole, favorendo la partecipazione di tutti allo sviluppo civile della società.

Il volontariato è scuola di solidarietà in quanto concorre alla formazione dell’uomo solidale e di cittadini responsabili. Propone a tutti di farsi carico, ciascuno per le proprie competenze, tanto dei problemi locali quanto di quelli globali e, attraverso la partecipazione, di portare un contributo al cambiamento sociale. In tal modo il volontariato produce legami, beni relazionali, rapporti fiduciari e cooperazione tra soggetti e organizzazioni concorrendo ad accrescere e valorizzare il capitale sociale del contesto in cui opera.

Il volontariato è esperienza di solidarietà e pratica di sussidiarietà: opera per la crescita della comunità locale, nazionale e internazionale, per il sostegno dei suoi membri più deboli o in stato di disagio e per il superamento delle situazioni di degrado. Solidale è ogni azione che consente la fruizione dei diritti, la qualità della vita per tutti, il superamento di comportamenti discriminatori e di svantaggi di tipo economico e sociale, la valorizzazione delle culture, dell’ambiente e del territorio. Nel volontariato la solidarietà si fonda sulla giustizia.

Il volontariato è responsabile partecipazione e pratica di cittadinanza solidale in quanto si impegna per rimuovere le cause delle diseguaglianze economiche, culturali, sociali, religiose e politiche e concorre all’allargamento, tutela e fruizione dei beni comuni. Non si ferma all’opera di denuncia ma avanza proposte e progetti coinvolgendo quanto più possibile la popolazione nella costruzione di una società più vivibile.

Il volontariato ha una funzione culturale ponendosi come coscienza critica e punto di diffusione dei valori della pace, della non violenza, della libertà, della legalità, della tolleranza e facendosi promotore, innanzitutto con la propria testimonianza, di stili di vita caratterizzati dal senso della responsabilità, dell’accoglienza, della solidarietà e della giustizia sociale. Si impegna perché tali valori diventino patrimonio comune di tutti e delle istituzioni.

Il volontariato svolge un ruolo politico: partecipa attivamente ai processi della vita sociale favorendo la crescita del sistema democratico; soprattutto con le sue organizzazioni sollecita la conoscenza ed il rispetto dei diritti, rileva i bisogni e i fattori di emarginazione e degrado, propone idee e progetti, individua e sperimenta soluzioni e servizi, concorre a programmare e a valutare le politiche sociali in pari dignità con le istituzioni pubbliche cui spetta la responsabilità primaria della risposta ai diritti delle persone.

 Atteggiamenti e Ruoli

  a) I volontari

I volontari sono chiamati a vivere la propria esperienza in modo coerente con i valori e i principi che fondano l’agire volontario. La dimensione dell’essere è per il volontario ancora più importante di quella del fare.

I volontari nell’esercitare il diritto-dovere di cittadinanza costituiscono un patrimonio da promuovere e da valorizzare, sia da parte delle istituzioni che delle organizzazioni che li impegnano. Pertanto, esse devono rispettarne lo spirito, le modalità operative, l’autonomia organizzativa e la creatività.

I volontari sono tenuti a conoscere fini, obiettivi, struttura e programmi dell’organismo in cui operano e partecipano, secondo le loro possibilità, alla vita e alla gestione di questo nel pieno rispetto delle regole stabilite e delle responsabilità.

I volontari svolgono i loro compiti con competenza, responsabilità, valorizzazione del lavoro di équipe e accettazione della verifica costante del proprio operato. Essi garantiscono, nei limiti della propria disponibilità, continuità di impegno e portano a compimento le azioni intraprese.

I volontari si impegnano a formarsi con costanza e serietà, consapevoli delle responsabilità che si assumono soprattutto nei confronti dei destinatari diretti dei loro interventi. Essi ricevono dall’organizzazione in cui operano il sostegno e la formazione necessari per la loro crescita e per l’attuazione dei compiti di cui sono responsabili.

I volontari riconoscono, rispettano e difendono la dignità delle persone che incontrano e si impegnano a mantenere una totale riservatezza rispetto alle informazioni ed alle situazioni di cui vengono a conoscenza. Nella relazione di aiuto essi attuano un accompagnamento riservato e discreto, non impositivo, reciprocamente arricchente, disponibile ad affiancare l’altro senza volerlo condizionare o sostituirvisi. I volontari valorizzano la capacità di ciascuno di essere attivo e responsabile protagonista della propria storia.

I volontari impegnati nei servizi pubblici e in organizzazioni di terzo settore, costituiscono una presenza preziosa se testimoniano un "camminare insieme" con altre competenze e profili professionali in un rapporto di complementarietà e di mutua collaborazione. Essi costituiscono una risorsa valoriale nella misura in cui rafforzano le motivazioni ideali, le capacità relazionali e il legame al territorio dell’organizzazione in cui operano.

I volontari ricevono dall’organismo di appartenenza o dall’Ente in cui prestano servizio copertura assicurativa per i danni che subiscono e per quelli economici e morali che potrebbero causare a terzi nello svolgimento della loro attività di volontariato. Per il principio della gratuità i volontari possono richiedere e ottenere esclusivamente il rimborso delle spese realmente sostenute per l’attività di volontariato svolta.

 b) Le organizzazioni di volontariato

Le organizzazioni di volontariato si ispirano ai principi della partecipazione democratica promuovendo e valorizzando il contributo ideale e operativo di ogni aderente. È compito dell’organizzazione riconoscere e alimentare la motivazione dei volontari attraverso un lavoro di inserimento, affiancamento e una costante attività di sostegno e supervisione.

Le organizzazioni di volontariato perseguono l’innovazione socio-culturale a partire dalle condizioni e dai problemi esistenti. Pertanto propongono idee e progetti, rischiando e sperimentando interventi per conto della comunità in cui operano. Evitano in ogni caso di produrre percorsi separati o segreganti e operano per il miglioramento dei servizi per tutti.

Le organizzazioni di volontariato collaborano con le realtà e le istituzioni locali, nazionali e internazionali, mettendo in comune le risorse, valorizzando le competenze e condividendo gli obiettivi. Promuovono connessioni e alleanze con altri organismi e partecipano a coordinamenti e consulte per elaborare strategie, linee di intervento e proposte socio-culturali. Evitano altresì di farsi carico della gestione stabile di servizi che altri soggetti possono realizzare meglio.

Le organizzazioni di volontariato svolgono un preciso ruolo politico e di impegno civico anche partecipando alla programmazione e alla valutazione delle politiche sociali e del territorio. Nel rapporto con le istituzioni pubbliche le organizzazioni di volontariato rifiutano un ruolo di supplenza e non rinunciano alla propria autonomia in cambio di sostegno economico e politico. Non si prestano ad una delega passiva che chieda di nascondere o di allontanare marginalità e devianze che esigono risposte anche politiche e non solo interventi assistenziali e di primo aiuto.

Le organizzazioni di volontariato devono principalmente il loro sviluppo e la qualità del loro intervento alla capacità di coinvolgere e formare nuove presenze, comprese quelle di alto profilo professionale. La formazione accompagna l’intero percorso dei volontari e ne sostiene costantemente l’azione, aiutandoli a maturare le proprie motivazioni, fornendo strumenti per la conoscenza delle cause dell’ingiustizia sociale e dei problemi del territorio, attrezzandoli di competenze specifiche per il lavoro e la valutazione dei risultati.

Le organizzazioni di volontariato sono tenute a fare propria una cultura della comunicazione intesa come strumento di relazione, di promozione culturale e di cambiamento, attraverso cui sensibilizzano l’opinione pubblica e favoriscono la costruzione di rapporti e sinergie a tutti i livelli. Coltivano e diffondono la comunicazione con ogni strumento privilegiando - dove è possibile - la rete informatica per migliorare l’accesso alle informazioni, ai diritti dei cittadini, alle risorse disponibili. Le organizzazioni di volontariato interagiscono con il mondo dei mass media e dei suoi operatori perché informino in modo corretto ed esaustivo sui temi sociali e culturali di cui si occupano.

Le organizzazioni di volontariato ritengono essenziale la legalità e la trasparenza in tutta la loro attività e particolarmente nella raccolta e nell’uso corretto dei fondi e nella formazione dei bilanci. Sono disponibili a sottoporsi a verifica e controllo, anche in relazione all’organizzazione interna. Per esse trasparenza significa apertura all’esterno e disponibilità alla verifica della coerenza tra l’agire quotidiano e i principi enunciati.

CARTA DEI VALORI