giovedì 17 marzo 2022

INSIEME E' MEGLIO

LA RIVINCITA DEL FARE INSIEME

 

In un contesto in grande evoluzione gli schemi individualisti del passato creano incertezze incolmabili. Quest’epoca ci chiede di tornare a camminare includendo

 

-         di GABRIELE GABRIELLI

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Il tempo che viviamo ha diverse sfaccettature, dipende dalle prospettive e dalle sensibilità con le quali lo si guarda. Ce n’è una, forse, più prepotente delle altre: è quella che guarda al tempo come dimensione nella quale tutto ci sfugge di mano, non riuscendo a star dietro alla velocità dei cambiamenti che ci propone. Ogni cosa ci appare fragile e al tempo stesso sproporzionata rispetto alle nostre capacità. Tutta la società così diventa accelerata, popolata da donne e uomini che corrono, si incrociano senza toccarsi, procedono con lo sguardo rivolto a terra. È il tempo in cui le relazioni diventano altro: si digitalizzano, perdono sostanza preferendo una leggerezza senza responsabilità. Un contesto nel quale la solitudine irrompe, senza fare distinzioni, nella vita rumorosa dei più giovani e in quella silenziosa e ritirata degli anziani.

Nel cuore delle persone, allora, pulsano con forza domande come queste: dove sto correndo? Che senso ha questo vivere affaticato e triste? Come stanno i miei figli e cosa pensano? Sono felici? E gli altri dove sono finiti? Quando li ho persi di vista? Tutto prende il colore dell’incertezza con le sue variegate tonalità: paura, ansia, solitudine, pessimismo, apatia, immobilismo, chiusura, depressione. Nel lavoro poi il senso di incertezza causato da fattori come riorganizzazioni repentine, modelli di leadership che tengono costantemente sotto pressione le persone, ruoli che frantumano i contenuti del lavoro rendendoli elementi da ricomporre flessibilmente, diventa fonte di disadattamento. Le implicazioni sulla salute sono numerose.

L’incertezza è categoria complessa e multidimensionale. Quando la viviamo percepiamo un senso di sbandamento perché tutto si muove, si alimenta un senso di instabilità che crea quel profondo disagio che si prova quando tutto sembra fuori controllo e dalla nostra portata. Ci strattona violentemente inducendo a pensare che non possiamo fare niente. Però, come dimensione dell’umano, l’incertezza è anche straordinaria occasione generativa di consapevolezza e crescita individuale e collettiva.

Da questa prospettiva essa apre alla ricerca, sollecita l’immaginazione di opzioni, esplora nuove possibilità. Mettersi in spalla il suo zaino per attraversarla e farne esperienza può essere vitale. Riacquistare fiducia in sé stessi e negli altri, rimettendo al centro il senso della vita come scoperta e ragione del nostro esistere, può rappresentare l’agenda di un rinnovato impegno di ricerca personale, comunitario, sociale. Decidere con consapevolezza gli attrezzi che vogliamo mettere nello zaino può essere metafora utile per riflettere sull’incertezza come tratto significativo di questo tempo.

Possiamo farci guidare da tre criteri che individuano altrettanti livelli di analisi: l’individuo, gli altri, la società con le sue istituzioni. Questi quasi due anni di socialità intermittente hanno generato in molti casi il potenziamento di un dialogo interiore che frettolosamente avevamo messo a tacere. Abbiamo rispolverato il perché della nostra vita e il senso della nostra presenza. La sponda del dialogo interiore ha consentito a molti di mettersi in sicurezza e di sollevare lo sguardo, alzandolo dalla ristretta vista

dei propri passi per allargarlo e per condividere le orme degli altri. Ascoltarsi in profondità costituisce un’àncora di salvezza, non c’è appiglio più necessario e sicuro del dialogo con sé stessi per ritrovare le coordinate della vita.

Il cammino per attraversare l’incertezza e farne esperienza, però, ha bisogno anche di altre risorse perché non viaggiamo da soli, siamo in compagnia. Nello zaino che portiamo sulle spalle ci sono gli altri, il cammino si fa insieme. Questa è la seconda sponda a cui aggrapparci. Qui l’immagine è ben diversa da quella da cui siamo partiti. Camminare insieme significa volgere lo sguardo verso una direzione comune; vuol dire aiutarsi reciprocamente in una sorta di grande laboratorio di ascolto orizzontale. Occorre un’altra sponda per completare il piano del viaggio perché sia sicuro. Il cammino, infatti, deve essere inclusivo perché sono in tanti a compierlo. Occorre sviluppare quel senso di un destino comune che unisce con legami invisibili tutti gli esseri. È questa interdipendenza concreta fra tutti gli esseri umani che sarà capace di svelarci nuove possibilità per affrontare i rischi e le incertezze di quest’epoca.

 

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giovedì 10 marzo 2022

ADOLESCENTI, COVID e GUERRA

InAdatti: Covid e adolescenti

 Scholas Occurrentes ha voluto parlare di giovani nell’anniversario del lockdown mentre la guerra è entrata nelle case di tutti.

Dai rappresentanti delle istituzioni presenti sono arrivati sostegno e apprezzamento per l’iniziativa: “Il lavoro che stiamo facendo insieme a Scholas attraverso il nostro protocollo sta andando nella giusta direzione, soprattutto in questo momento difficile. Oggi più che mai abbiamo bisogno di solidarietà, vicinanza, condivisione e sostegno, soprattutto per chi è in difficoltà. Credo che il lavoro di istituzioni come Scholas aiuti a guarire le ferite, soprattutto evidenziando il lavoro congiunto con la comunità” ha affermato il ministro della salute Roberto Speranza.


E di un lavoro istituzionale a favore della salute emotiva dei giovani parla il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi: “Credo che il lavoro che stiamo facendo insieme a Scholas sia fondamentale perché è un lavoro che parte dalle persone e, soprattutto, parte dalle difficoltà e dal disagio delle persone e per questo dobbiamo lavorare per ricostruire un senso di comunità.". Di comunità ha anche parlato Elena Bonetti, ministra alle Pari Opportunità e Famiglia: “Noi italiani ci siamo mostrati rispettosi per le regole. Code perfettamente silenziose e distanziate fuori dai supermercati, senza la minima protesta. È scattato quel senso di comunità e le famiglie sono state la rete di tutto questo”.

Di comunità e famiglia, questa volta digitali, nella tavola rotonda moderata da Milly Tucci (Ambassador dell’evento per volontariato) parla Costanza Andreini (Public Policy Manager Meta): “Unire comunità ci unisce alla Fondazione Scholas Occurrentes, noi lo facciamo dal lato digitale - dice - il mio è un invito a riflettere sul fatto che usare i social non significa saperli usare. Meta, infatti, investe nella creazione di consapevolezza e cultura perché i ragazzi vanno accompagnati nell’avventura digitale, non solo per proteggerli ma anche per fornire loro le chiavi di lettura dell’online. Take a break, per esempio è un promemoria che invita a non passare troppo tempo sui social, uno strumento ed un invito alla consapevolezza”.

 La riflessione su giovani e digitale continua con Martina Colasante (Government Affairs & Public PolicyManager Google) che emozionata ricorda il contributo determinante del motore di ricerca nella didattica a distanza, che ha permesso ai giovani di continuare a studiare. “Oggi i più piccoli devono confrontarsi con immagini violente in cui ci sono volti e storie di bambini – precisa – noi responsabilmente, come abbiamo fatto durante la pandemia, cercheremo di contrastare la disinformazione con una strategia che pone in evidenza le fonti autorevoli, quali sono le istituzioni”. La formazione è importante anche per Google che ha creato percorsi per ragazzi, docenti, genitori e nonni allo scopo di aiutarli a sviluppare lo spirito critico: “Mettiamo in grado le persone di saper riconoscere le fonti giuste - conclude Martina Colasante –. Abbiamo anche inventato una sorta di vademecum, distribuito nelle scuole, che aiuta a muovere i primi passi in un mondo in cui l'informazione diventa sempre più complessa”.

 Giacomo Lev Mannheimer di Tik Tok dice che la caratteristica della sua piattaforma è la contaminazione, niente like o follower, e riporta del caso #Bookstock, hashtag che ha prodotto 25 miliardi di visualizzazioni ed ha addirittura attratto l'interesse delle case editrici di libri.

 Derrick de Kerckhove, sociologo esperto del mondo digitale e direttore scientifico di TuttiMedia/MediaDuemila partner dell’evento, parla di tempi interessanti ma difficili da gestire: “Che tu possa vivere in tempi interessanti. Questa antica maledizione cinese trova la sua piena realizzazione nell’oggi, nel terrorismo con la caduta delle torri gemelle a New York City, nella pandemia senza fine con il covid-19 ed ora anche nella minaccia di una guerra nucleare, con allo sfondo una catastrofe ambientale dovuta al cambiamento climatico. È interessante notare che una giovane adolescente, Greta Thunberg, a soli 15 anni è stata capace di accelerare la presa di coscienza globale. L'insicurezza è una delle condizioni più comuni nei giovani, in particolare nelle prime fasi della crescita. In questo contesto particolarmente simbolico puntiamo a soluzioni per capire come evitare o curare i traumi emotivi nelle diverse fasi della crescita, in una società globale”.

 Per Carlo Rodomonti, (marketing strategico e digital Rai Cinema) il disagio giovanile può essere aiutato anche con le produzioni di Rai Cinema che lo raccontano. Gli hikikomori , giovani rinchiusi in se stessi, sono protagonisti di un cortometraggio Rai : “Dare spazio ai racconti di storie complesse - afferma - permette di approfondire le tematiche più nascoste e più complesse della vita”.

 Di televisione occupata dai giovanissimi parla Marco Lanzarone (Rai Kids): “I giovanissimi, parlo dei bimbi fino a 6 anni dopo il 2020 hanno preso possesso del nostro programma attraverso i messaggi che mandavano ai loro cari. Con il Covid abbiamo capito di doverli ascoltare.”

 L’obiettivo della mattinata è stato raggiunto con Alessandra Graziosi (Fondazione Scholas Occurrentes Italia) che ha coinvolto relatori e spettatori in un tempo dedicato allo sguardo e allo stupore abbiamo condiviso le parole di dice Josè Maria Del Corral, direttore mondiale di Scholas Occurrentes direttore mondiale di Scholas Occurrentes: "I giovani sono diventati i nuovi veterani di guerra. Perché hanno appena combattuto una pandemia e adesso si trovano ad affrontare una nuova minaccia. Ecco perché in questo anniversario speciale vogliamo far capire le ricadute di questi avvenimenti sulla sfera emotiva dei giovani. Fino ad ora nessuno ha associato la pandemia e la guerra”.

L'iniziativa è stata organizzata grazie al sostegno e alla collaborazione con Osservatorio TuttiMedia.

Per vedere altra volta la diretta:

https://www.youtube.com/watch?v=6gttJabHYcU

Per maggiori informazioni:

redazione@mediaduemila.com

virginia.priano@scholasoccurrentes.org

giovedì 3 marzo 2022

IL DISAGIO DEGLI ADOLESCENTI


 Gli adolescenti 

e la domanda «nascosta»

 di significato


- «Ciò che caratterizza l’essere umano è l’essere un costruttore di senso, senza il quale egli si smarrisce».

L’affermazione dello scrittore e drammaturgo tedesco Johann Wolfgang Goethe aiuta a riflettere sulle cifre dei suicidi che, secondo l’Istituto nazionale di statistica (Ine), stanno raggiungendo livelli drammatici: 3.941 nel 2020, di cui 1.479 riguardanti giovani e adolescenti per i quali il suicidio è la seconda causa di morte, dopo gli incidenti stradali. Non passa giorno che la cronaca non riferisca di persone che si tolgono la vita per motivi assolutamente spropositati al gesto che compiono e per giunta nei modi più assurdi. I suicidi che avvengono nelle carceri sono quelli di cui più si parla: 12 nei primi due mesi di quest’anno. Meno si sa dell’incremento di giovanissimi che si rivolgono al “Telefono amico” e all’associazione “Samaritans onlus” per raccontare difficoltà quotidiane, problemi legati alla famiglia, al bullismo, alle sfide estreme su TikTok. Fa riflettere un dato che emerge dall’ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, dove le attività di consulenza nei riguardi degli adolescenti psichicamente disagiati sono passate dal 36% di prima della pandemia al 63% nel 2021. Al tempo del Covid il disagio adolescenziale viene generalmente attribuito all’impatto che il virus lascia sulla salute anche mentale, come riferisce una recente ricerca dell’Università Cattolica e della Fondazione

Soleterre. Ma da un rapido esame al tempo antecedente l’epidemia emerge che la familiarità con i gesti estremi dipende fondamentalmente dalla perdita del senso della vita. Non si capisce la morte se non si capisce la vita e non si ha il senso della morte, se non si ha il senso della vita. Al Forum di Incontri Interdisciplinari, organizzato dalla Fondazione Paolo VI, svolto il 9 febbraio scorso a Madrid, il presidente della Società di psichiatria di Madrid, José Luis Carrasco, ha attribuito la matrice dei tentativi di suicidio, cresciuti di dieci volte negli ultimi due anni, alla «paura che si impadronisce soprattutto dei giovanissimi in una società intrappolata dall’incertezza». L’attuale disagio esistenziale deriverebbe, secondo Carrasco, dall’intreccio tra gli effetti prodotti dalla pandemia sulla vita sociale, in particolare sulla vita relazionale, e il nichilismo presente nella cultura contemporanea, che relega al rango d’illusione la ricerca di una finalità da dare alla vita. Alla radice del suicidio non ci sarebbe solo l’epidemia o una delusione, ma la carenza di valori e l’assenza di maestri di vita autorevoli e significativi. Un segnale viene dal numero dei gesti autolesionistici compiuti da adolescenti, maggiori per chi vive in ambienti degradati rispetto ai coetanei appartenenti a solide famiglie cristiane. Chi è educato a guardare alla vita come a un dono di Dio vede le cose in altro modo, sente di essere servitore, non padrone, della propria e dell’altrui esistenza. Non casualmente Gesù, volendo riassumere la sostanza del suo insegnamento, dice: «Sono venuto perché tutti abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». In particolare, riflettendo sugli adolescenti che in un momento di disperazione, o di vuoto psicologico, si tolgono la vita, non si può escludere che nel loro gesto si nasconda una domanda di significato, una ricerca di fede nel Dio della vita, che la società non riesce a soddisfare. In tal senso l’impianto educativo va ripensato. Grande è la responsabilità degli adulti nell’abilitare gli adolescenti a diventare costruttori del loro futuro e nel trasmettere loro l’idea che il successo non dipende da traguardi prestigiosi da raggiungere, ma dall’essere se stessi con i propri talenti e i propri limiti. Ancor più delicato il compito degli educatori cristiani nell’aiutare gli adolescenti ad accogliere, dentro la loro progettualità, l’appello di Dio, nella convinzione che attraverso le vie della fede possono formulare un giudizio sulla coerenza della propria esistenza. È un punto essenziale dell’evangelizzazione, difficile da comprendere perché non si tratta della continuazione del catechismo dei bambini, ma di qualcosa da inventare e da percorrere!


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sabato 5 febbraio 2022


 

 Bello Mondo

 *

 Io ringraziare desidero il divino

labirinto delle cause e degli effetti

per la diversità delle creature

che popolano questo universo singolare

ringraziare desidero

per l’amore, che ci fa vedere gli altri

come li vede la divinità

per il pane e per il sale

per il mistero della rosa

che prodiga colore e non lo vede

per l’arte dell’amicizia

per l’ultima giornata di Socrate

per il linguaggio, che può simulare la sapienza

io ringraziare desidero

per il coraggio e la felicità degli altri

per la patria sentita nei gelsomini

 e per lo splendore del fuoco

che nessun umano può guardare

senza uno stupore antico

e per il mare

che è il più vicino e il più dolce

fra tutti gli Dèi

Io ringraziare desidero

perché sono tornate le lucciole

e per noi

per quando siamo ardenti e leggeri

per quando siamo allegri e grati

per la bellezza delle parole

natura astratta di Dio

per la lettura, la scrittura

che ci fanno esplorare noi stessi e il mondo

 per la quiete della casa

per i bambini che sono

nostre divinità domestiche

per l’anima, perché se scende dal suo gradino

la terra muore

per il fatto di avere una sorella

Ringraziare desidero per tutti quelli

che sono piccoli, limpidi e liberi

per l’antica arte del teatro, quando

ancora raduna i vivi e li nutre

 per l’intelligenza d’amore

per il vino e il suo colore

per l’ozio con la sua attesa di niente

per la bellezza tanto antica e tanto nuova

Io ringraziare desidero per le facce del mondo

che sono varie e alcune sono adorabili

per quando la notte

si dorme abbracciati

per quando siamo attenti e innamorati

per l’attenzione

che è la preghiera spontanea dell’anima

per i nostri maestri immensi

per chi nei secoli ha ragionato in noi

per tutte le biblioteche del mondo

per quello stare bene fra gli altri che leggono

 per il bene dell’amicizia

quando si dicono cose stupide e care

per tutti i baci d’amore

per l’amore che rende impavidi

per la contentezza, l’entusiasmo, l’ebrezza

per i morti nostri

che fanno della morte un luogo abitato.

 Ringraziare desidero

perché su questa terra esiste la musica

per la mano destra e la mano sinistra

e il loro intimo accordo

per chi è indifferente alla notorietà

per i cani, per i gatti

esseri fraterni carichi di mistero

per i fiori

e la segreta vittoria che celebrano

per il silenzio e i suoi molti doni

per il silenzio che forse è la lezione più grande

per il sole, nostro antenato.

Io ringraziare desidero

per Borges

per Whitman e Francesco d’Assisi

per Hopkins, per Herbert

perché scrissero già questa poesia,

per il fatto che questa poesia è inesauribile

e cambia secondo gli uomini

e non arriverà mai all’ultimo verso.

Ringraziare desidero

per i minuti che precedono il sonno,

per gli intimi doni che non enumero

per il sonno e la morte

quei due tesori occulti.

 E infine ringraziare desidero

per la gran potenza d’antico amor

per l’amor che se move il sole e l’altre stelle.

E muove tutto in noi.

Mariangela Gualtieri

giovedì 13 gennaio 2022

DAVIDE, HA LASCIATO UNA LUMINOSA TRACCIA


 Il gran segno politico 

di David Sassoli


 

-          di MARCO TARQUINIO

-           

Gentile e appassionato, capace e lungimirante, sorridente e pensoso. Pensoso non per vezzo, o peggio per una qualche paura, ma perché capace di prendere sul serio persone e cose (incontri e occasioni, cariche e incarichi, sconfitte e successi) senza farsi 'prendere' da esse. Cioè restando libero, in coscienza e responsabilità, pur aderendo a un ideale, pur appartenendo a una storia. È il ritratto del politico di valore, per tantissimi di noi.

Ed è il profilo di David Sassoli, che ho conosciuto bene come cattolico senza complessi e democratico senza esitazioni, che ho apprezzato molto come collega giornalista e che ho stimato sempre di più, anno dopo anno, come parlamentare e come uomo delle Istituzioni europee. 

Una stima che tutti, oggi, gli tributano con una coralità e un affetto che impressionano e che la commozione per la sua prematura morte spiega solo in parte.

David Sassoli è stato, e resta, uno di quei cronisti con le idee chiare sul nostro mestiere, affidabile e popolare nel senso più genuino di questi concetti inflazionati eppure preziosi. E per di più convinto – come molti di noi – che non possano e non debbano esistere 'porte girevoli' nelle redazioni, che non si possano confondere lettori ed elettori, spettatori e supporter: una volta che si decide di entrare nell’agone politico da protagonisti, schierandosi, e dunque non più da testimoni e interpreti, non è giusto tornare indietro o addirittura mettere in scena andirivieni. 

Una scelta di chiarezza, per rispetto di sé stessi e dei concittadini. Un rispetto che Sassoli ha nutrito anche per i propri avversari, pure quando alcuni tra questi lo hanno rispettato assai poco e, nell’attaccarlo, sono addirittura arrivati a definirlo «nemico degli italiani» per le limpide posizioni assunte sempre, e soprattutto da presidente del Parlamento europeo, sulle migrazioni umane, sulla civiltà e la solidarietà mai negoziabili e sul giusto governo dei movimenti di persone sulla faccia della Terra. 

Un rispetto guadagnato anche argomentando e tenendo posizioni coerenti e forti, a volte così anticipatrici da risultare solitarie (nei palazzi, non nella società), per indicare e rafforzare i perni della costruzione dell’Europa unita, per reclamare una politica 'libera' sul piano economico-sociale non da un assennato rigore ma dal rigorismo mortificante, per individuare priorità umane e necessariamente globali, tenacemente accanto ai più deboli, nella prova pandemica e nel «cambiamento d’epoca» che stiamo vivendo.

La gentilezza, infatti, non è mai rinuncia alla chiarezza e all’incisività. Ed è parte essenziale dei contenuti di una politica davvero buona, degna del suo compito, di nuovo rispettabile e rispettata. David Sassoli lo ha dimostrato, chi oggi lo ricorda se lo ricordi. Noi, con gratitudine, non lo dimentichiamo.

 

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venerdì 31 dicembre 2021

PREGHIERA DI FINE ANNO

 

Signore Gesù, alla fine di questo anno voglio ringraziarti per tutto quello che ho ricevuto da te. Grazie per la vita e l’amore, per i fiori, l’aria e il sole, per l’allegria e il dolore, per quello che è stato possibile e per quello che non è potuto esserlo.

Ti faccio umile dono di quanto ho realizzato quest’anno, per il lavoro che ho potuto compiere, le cose che sono passate per le mie mani e ciò che ho potuto costruire. Ti offro e ti raccomando le persone che ho sempre amato, le nuove amicizie, quelli a me più vicini, quelli che sono più lontani, quelli che se ne sono andati, quelli che mi hanno chiesto una mano e quelli che ho potuto aiutare; quelli con cui ho condiviso la vita, il cammino, il lavoro, il dolore e l’allegria.

Oggi, Signore, voglio anche chiedere perdono per il tempo sprecato, per le parole inutili e per l’amore disprezzato, perdono per le opere vuote, per il lavoro mal fatto, per il vivere senza entusiasmo, per la preghiera sempre rimandata, per le diffidenze e i pregiudizi, per le inimicizie e per le mille superficialità nell’agire. Per tutte le mie dimenticanze e i miei silenzi, semplicemente ti chiedo perdono. Aiutami ad accrescere la mia fede e a renderla veritiera e vigorosa

Signore Dio, Signore del tempo e dell’eternità, tuo è l’oggi e il domani, il passato e il futuro, e, all'inizio di un nuovo anno, io fermo la mia vita davanti al calendario ancora da inaugurare e ti offro quei giorni che solo tu sai se arriverò a vivere. Aiutami a vivere ogni nuovo giorno che la tua bontà mi concederà facendo del mio meglio perché sia fatta la tua volontà.

Oggi ti chiedo per me e per i miei cari, familiari e amici, ma anche con tutti coloro che incontrerò.   la pace e l’allegria, la forza e la prudenza, la carità, la fede e la speranza, la sapienza e la saggezza e la sapienza.

Voglio vivere ogni giorno con generoso impegno, con ottimismo e bontà; chiudi la mia mente e le mie orecchie a ogni falsità, le mie labbra alle parole bugiarde ed egoiste o in grado di ferire.  Apri invece il mio essere a tutto quello che è buono, così che il mio spirito si riempia solo di benedizioni e le sappia spargere ad ogni mio passo.

Riempimi di umiltà, bontà e allegria perché quelli che mi sono vicini trovino nella mia vita un po’ di te. Aiutami a rimediare con coraggio e costanza al male compiuto nell’anno che termina e a superare i momenti difficili che incontrerò. Rendimi attento e sensibile alle persone più bisognose di aiuto.

Proteggi la Chiesa e le istituzioni che operano nella nostra società e nel mondo intero per diffondere, giustizia, misericordia, pace e prosperità. Aiutami a collaborare generosamente con tutti coloro che sono impegnati nel costruire il bene comune. Fammi superare gli ostacoli, le catene e le paludi dell’autoreferenza, della chiusura, dei pregiudizi, delle diffidenze.

Signore, infine, ti chiedo di liberare l'umanità da questa pandemia che rende grigie e incerte le nostre giornate e le nostre relazioni.

Signore, manda su di noi il tuo Spirito per aiutarci a costruire un mondo migliore, testimoniando ogni giorno la tua Parola. Maria, tua e nostra madre celeste, accompagni il nostro cammino terreno.


 G. P.  -Rivisitazione del testo di Arley Tuberqui



martedì 7 dicembre 2021

BROSTA', OLI MASI'

 

Francesco ai giovani: 

Sognate in grande, non ascoltate i "sicari della speranza"

Francesco incontra ragazzi e ragazze di tutta la Grecia, a conclusione del suo viaggio apostolico. Ascoltando tre testimonianze, tra cui quella di un profugo siriano, il Pontefice esorta a dedicarsi agli altri "che non è da perdenti" e a lanciarsi nella vita, non lasciandosi ammaliare dalle "sirene" che propongono "messaggi seducenti, che puntano su guadagni facili, falsi bisogni del consumismo, culto del benessere"

-         Salvatore Cernuzio - Città del Vaticano

 “Brostà, óli masí!". "Avanti, tutti insieme!”, senza farsi spaventare dai dubbi che sono “vitamine di fede”, senza farsi distruggere dagli “azzeratori di sogni e sicari della speranza”, senza farsi imprigionare in quel “mondo virtuale pieno di apparenze”, in cui si è “molto social ma poco sociali”. È una spinta al futuro, a lanciarsi nell’Odissea della vita, quella che il Papa offre ai giovani di tutta la Grecia che incontra nella Scuola San Dionigi delle Suore Orsoline a Maroussi. L’abbraccio con le nuove generazioni che costruiranno l’avvenire di un Paese costretto a vivere in mezzo a molteplici crisi è l’atto conclusivo del viaggio di Francesco in terra ellenica. Tramite i ragazzi, il Pontefice esprime il suo “efcharistó”, “grazie”, per tutti coloro che hanno organizzato o contribuito ad organizzare il suo pellegrinaggio.

Canti e testimonianze 

Nella palestra del collegio, dopo canti, inni e un ballo tradizionale, il Papa, su un palco azzurro decorato da fiori bianchi, ascolta tre testimonianze: Katerina, giovane filippina che racconta i suoi dubbi di fede davanti alla sofferenza umana; Ioanna, di Tinos, che ricorda il suo riavvicinamento a Dio dopo momenti di rabbia e lontananza; Aboud, siriano 18.enne, con a fianco il fratello Mario, che commuove i presenti riportando la sua esperienza di profugo dalla Siria martoriata, dove con la famiglia ha rischiato più volte la morte tra bombardamenti e attacchi.

Sirene che ammaliano

È dalle parole dei tre ragazzi che il Papa muove il suo discorso, intervallato da diversi passaggi a braccio e incentrato su un unico messaggio: “Dio ti ama”. Questo annuncio Francesco lo consegna come un dono a ragazzi e ragazze che rischiano altrimenti di farsi imprigionare da “pigrizia”, “timore”, “vergogna” o da quei “messaggi martellanti” che “fanno dipendere la vita da come ci vestiamo, dalla macchina che guidiamo, da come gli altri ci guardano". Sono quelle “sirene” che nel mito attiravano i naviganti con il loro canto per farli sfracellare contro gli scogli. 

Nella realtà le sirene di oggi vogliono ammaliarvi con messaggi seducenti e insistenti, che puntano sui guadagni facili, sui falsi bisogni del consumismo, sul culto del benessere fisico, del divertimento a tutti i costi... Sono tanti fuochi d’artificio, che brillano per un attimo, e poi lasciano

Conosci te stesso

Resistere non è facile, afferma il Papa: Ulisse, insidiato dalle sirene, si fece legare all’albero maestro della nave, ma è un altro il personaggio da cui prendere esempio, Orfeo, il quale intonò una melodia più bella di quella delle sirene mettendole così a tacere. Questa melodia è per ogni giovane “la bellezza della fede”, dice il Papa: “Non siamo cristiani perché dobbiamo, ma perché è bello”. Ricorda quindi l’antico invito inciso sul frontone del tempio di Delfi: “γνῶθι σeαυτόν. Conosci te stesso”.

Riconosci che vali per quello che sei, non per quello che hai. Non vali per la marca del vestito o per le scarpe che porti, ma perché sei unico, sei unica

Unici perché “figli amati di Dio”. “Il cuore della fede non è un’idea o una morale, ma una realtà, una realtà bellissima che non dipende da noi e che lascia a bocca aperta: siamo figli amati di Dio! Figli amati: abbiamo un Padre che veglia su di noi senza smettere mai di amarci”. “Riflettiamoci”, esorta il Papa:

“Qualsiasi cosa tu pensi o faccia, fossero anche le peggiori, Dio continua ad amarti. Io vorrei che questo lo capiate bene: Dio non si stanca di amare. Qualcuno può dirmi: “Ma se io scivolo nelle cose più brutte, Dio mi ama?” Dio ti ama. “E se io sono un traditore, un peccatore tremendo, e finisco male, nella droga... Dio mi ama?” Dio ti ama. Dio ama sempre. Non può smettere di amare. Ama sempre e comunque. Guarda la tua vita e la vede molto buona. Non si pente mai di noi. Se ci mettiamo davanti allo specchio magari non ci vediamo come vorremmo, perché rischiamo di concentrarci su quello che non ci piace. Ma se ci mettiamo davanti a Dio la prospettiva cambia. Non possiamo che stupirci di essere per Lui, nonostante tutte le nostre debolezze e i nostri peccati, figli amati da sempre e per sempre.”

Non perdere lo stupore 

È vero che “davanti alle incomprensioni o alle difficoltà della vita, nei momenti di solitudine o di delusione, può bussare alla porta del cuore questo dubbio: ‘Forse sono io che non vado bene... forse sono sbagliato, sono sbagliata...’”. Ma quella “è una tentazione da respingere”, che il diavolo sobilla “per gettarci nella tristezza”. Cosa fare? Cosa fare quando un dubbio del genere diventa soffocante e non lascia in pace, quando si smarrisce la fiducia e non si sa da dove cominciare? “Bisogna ritrovare il punto di partenza”, dice il Papa, che è lo “stupore”, il “meravigliarsi”. “Thaumàzein”, quella scintilla, quella scoperta che ha dato inizio alla filosofia, alla cultura, all’arte, alla scienza.

“Lo stupore non è solo l’inizio della filosofia, è anche l’inizio della nostra fede”, chiosa il Papa. “Non perdiamo mai quello stupore di essere per Dio, nonostante tutte le nostre debolezze e i nostri peccati, figli amati da sempre e per sempre”.

Allora, anziché cominciare la giornata davanti allo specchio, perché non apri la finestra della camera e ti soffermi sul tutto, su tutto il bello che c’è, su tutto il bello che vedi? Esci da te stesso

 Il tesoro del perdono

E quando si rimane “delusi” per qualcosa che si è fatto, c’è un altro stupore da non lasciarsi sfuggire: “Lo stupore del perdono”.   

Non permettiamo che la pigrizia, il timore o la vergogna ci rubino il tesoro del perdono. Lasciamoci stupire dall’amore di Dio! Riscopriremo noi stessi; non quello che dicono di noi o che le pulsioni del momento suscitano in noi; non quello che gli slogan pubblicitari ci buttano addosso, ma la nostra verità più profonda, quella che vede Dio, quella in cui crede Lui: la bellezza irripetibile che siamo.

Tanto social, poco sociali

Per custodirla, questa bellezza, “diciamo no a ciò che vuole oscurarla”, incoraggia Papa Francesco. Diciamo sì, invece, a ciò che porta la gioia, come il dedicarsi agli altri che "non è da perdenti, è da vincenti; è la via per fare qualcosa di veramente nuovo nella storia". “Vuoi fare qualcosa di nuovo nella vita? Vuoi ringiovanire? Non accontentarti di pubblicare qualche post o qualche tweet. Non accontentarti di incontri virtuali, cerca quelli reali, soprattutto con chi ha bisogno di te: non cercare la visibilità, ma gli invisibili. Questo è originale, rivoluzionario”, afferma il Vescovo di Roma.

Tanti oggi sono molto social ma poco sociali: chiusi in sé stessi, prigionieri del cellulare che tengono in mano. Ma sullo schermo manca l’altro, mancano i suoi occhi, il suo respiro, le sue mani. Lo schermo facilmente diventa uno specchio, dove credi di stare di fronte al mondo, ma in realtà sei solo, in un mondo virtuale pieno di apparenze, di foto truccate per sembrare sempre belli e in forma.

“Che bello invece stare con gli altri, scoprire la novità dell’altro!”, esclama Francesco. “Coltivare la mistica dell’insieme, la gioia di condividere, l’ardore di servire!”. “O fílos ine állos eaftós”, “l’amico è un altro me”, afferma un detto greco: “Sì, l’altro è la via per ritrovare sé stessi. Certo, costa fatica uscire dalle proprie comfort zone, è più facile stare seduti sul divano davanti alla tv. Ma è roba vecchia, non è da giovani. Da giovani è reagire: quando ci si sente soli, aprirsi; quando viene la tentazione di chiudersi, cercare gli altri, allenarsi in questa ‘ginnastica dell’anima’”.

L'avventura del vivere

Proprio i ragazzi e le ragazze nati e cresciuti nella terra che ha visto fiorire i più grandi eventi sportivi, come le Olimpiadi e la maratona, devono lanciarsi in un altro tipo di agonismo “che fa bene al corpo c’è quello che fa bene all’anima”.

Allenarsi all’apertura, percorrere lunghe distanze da sé stessi per accorciare quelle con gli altri; lanciare il cuore oltre gli ostacoli; sollevare gli uni i pesi degli altri... Allenarvi in questo vi farà̀ felici, vi manterrà̀ giovani e vi farà̀ sentire l’avventura di vivere!

Non farsi paralizzare dalle paure 

E a proposito di avventura, Papa Francesco richiama la testimonianza di Aboud, la sua fuga e il suo approdo in questo Paese in barca, rimanendo “su una roccia senza acqua e senza cibo, aspettando l’alba e una nave della guardia costiera”. “Una vera e propria odissea dei nostri giorni”, commenta il Pontefice, e Aboud come un giovane Telemaco, il figlio di Ulisse che davanti a un bivio "si alza, sistema di nascosto la nave e di fretta, al sorgere del sole, va all’avventura”.

“Il senso della vita non è restare sulla spiaggia aspettando che il vento porti novità”, incoraggia Papa Francesco. “La salvezza sta in mare aperto, sta nello slancio, nella ricerca, nell’inseguire i sogni, quelli veri, quelli ad occhi aperti, che comportano fatica, lotta, venti contrari, burrasche improvvise”.

Ma non lasciarsi paralizzare dalle paure, sognare in grande! E sognare insieme! Come per Telemaco, ci sarà chi cercherà di fermarvi. Ci sarà sempre chi vi dirà: “Lascia perdere, non rischiare, è inutile”. Sono gli azzeratori di sogni, i sicari della speranza, gli inguaribili nostalgici del passato.

Allora, è l'esortazione conclusiva del Papa: “Nutrite il coraggio della speranza. Scegliere è una sfida. È affrontare la paura dell’ignoto, è uscire dalla palude dell’omologazione, è decidere di prendere in mano la vita”.  

Vatican News

PAPA FRANCESCO INCONTRA I GIOVANI

https://youtu.be/O4Rg9frdcIE