sabato 7 gennaio 2023

NINO ASINARA E' TORNATO ALLA CASA DEL PADRE

"Or sui sentieri del Cielo, felice più di allor, ricorda i vecchi tempi in cui era esplorator!"

Nino Asinara, all'età di 81anni, è tornato alla casa del Padre. Lascia una scia luminosa.

I valori dello scautismo li ha testimoniato nella quotidianità ed è stato di esempio per tuti, giovani e adulti.

Per lunghi anni ha prestato servizio, come capo e come master, nei campi nazionali di competenza e specializzazione alla Massariotta. La sua competenza è stata sempre elevata.

Sino a pochi giorni fa ha manifestato la sua nostalgia per lo  scautismo e la Massariotta, unitamente al suo dispiacere di non poter fare di più, a causa della sua precaria salute.

Impegno, umiltà, disponibilità, costanza, leale amicizia, fede profonda, gioia, sensibilità educativa, gentilezza e signorilità lo hanno sempre contraddistinto e fatto apprezzare a livello locale e nazionale.

Centinaia di ragazzi e capi lo ricordano come maestro, come amico, come sicura guida.

Grazie, caro  Nino, per tutto il bene che hai fatto e per l'esempio che ci hai sempre dato.

Dal cielo, ove tanti fratelli scout ti hanno accolto con gioia, proteggi e guida il nostro cammino.

Il Signore ti accolga tra le sue paterne braccia, ti ricompensi per il generoso impegno mostrato e dia conforto ai tuoi cari.



mercoledì 4 gennaio 2023

DISCERNIMENTO e ACCOMPAGNAMENTO

 

*ACCOMPAGNARE 

PER MEGLIO DISCERNERE*

- Papa Francesco: “ ….. Con questa catechesi di oggi concludiamo il ciclo dedicato al tema del discernimento, e lo facciamo completando il discorso sugli aiuti che possono e devono sostenerlo: sostenere il processo di discernimento. Uno di questi è l’accompagnamento spirituale, importante anzitutto per la conoscenza di sé, che abbiamo visto essere una condizione indispensabile per il discernimento. Guardarsi allo specchio, da soli, non sempre aiuta, perché uno può alterare l’immagine. Invece, guardarsi allo specchio con l’aiuto di un altro, questo aiuta tanto perché l’altro ti dice la verità – quando è veritiero – e così ti aiuta.

La grazia di Dio in noi lavora sempre sulla nostra natura. Pensando a una parabola evangelica, la grazia possiamo paragonarla al buon seme e la natura al terreno (cfr Mc 4,3-9). È importante anzitutto farsi conoscere, senza timore di condividere gli aspetti più fragili, dove ci scopriamo più sensibili, deboli o timorosi di essere giudicati. Farsi conoscere, manifestare se stesso a una persona che ci accompagni nel cammino della vita. Non che decida per noi, no: ma che ci accompagni. Perché la fragilità è, in realtà, la nostra vera ricchezza: noi siamo ricchi in fragilità, tutti; la vera ricchezza, che dobbiamo imparare a rispettare e ad accogliere, perché, quando viene offerta a Dio, ci rende capaci di tenerezza, di misericordia e di amore. Guai a quelle persone che non si sentono fragili: sono dure, dittatoriali. Invece, le persone che con umiltà riconoscono le proprie fragilità sono più comprensive con gli altri. La fragilità – io posso dire – ci rende umani. Non a caso, la prima delle tre tentazioni di Gesù nel deserto – quella legata alla fame – cerca di rubarci la fragilità, presentandocela come un male di cui sbarazzarsi, un impedimento a essere come Dio. E invece è il nostro tesoro più prezioso: infatti Dio, per renderci simili a Lui, ha voluto condividere fino in fondo la nostra propria fragilità. Guardiamo il crocifisso: Dio che è sceso proprio alla fragilità. Guardiamo il presepio che arriva in una fragilità umana grande. Lui ha condiviso la nostra fragilità.

E l’accompagnamento spirituale, se è docile allo Spirito Santo, aiuta a smascherare equivoci anche gravi nella considerazione di noi stessi e nella relazione con il Signore. Il Vangelo presenta diversi esempi di colloqui chiarificatori e liberanti fatti da Gesù. Pensiamo, ad esempio, a quelli con la Samaritana, che noi lo leggiamo, lo leggiamo, e sempre c’è questa saggezza e tenerezza di Gesù; pensiamo a quello con Zaccheo, pensiamo con la donna peccatrice, pensiamo con Nicodemo e con i discepoli di Emmaus: il modo di avvicinarsi del Signore. Le persone che hanno un incontro vero con Gesù non hanno timore di aprirgli il cuore, di presentare la propria vulnerabilità, la propria inadeguatezza, la propria fragilità. In questo modo, la loro condivisione di sé diventa esperienza di salvezza, di perdono gratuitamente accolto.

Raccontare di fronte a un altro ciò che abbiamo vissuto o che stiamo cercando aiuta a fare chiarezza in noi stessi, portando alla luce i tanti pensieri che ci abitano, e che spesso ci inquietano con i loro ritornelli insistenti. Quante volte, in momenti bui, ci vengono i pensieri così: “Ho sbagliato tutto, non valgo niente, nessuno mi capisce, non ce la farò mai, sono destinato al fallimento”, quante volte è venuto a noi pensare queste cose. Pensieri falsi e velenosi, che il confronto con l’altro aiuta a smascherare, così che possiamo sentirci amati e stimati dal Signore per come siamo, capaci di fare cose buone per Lui. Scopriamo con sorpresa modi differenti di vedere le cose, segnali di bene da sempre presenti in noi. È vero, noi possiamo condividere le nostre fragilità con l’altro, con quello che ci accompagna nella vita, nella vita spirituale, il maestro di vita spirituale, sia un laico, un sacerdote e dire: “Guarda cosa succede a me: sono un disgraziato, mi stanno succedendo queste cose”. E colui che accompagna risponde: “Sì, tutti ne abbiamo di queste cose”. Questo ci aiuta a chiarirle bene e vedere da dove vengono le radici e così superarle.

Colui o colei che accompagna – l’accompagnatore o l’accompagnatrice – non si sostituisce al Signore, non fa il lavoro al posto della persona accompagnata, ma cammina al suo fianco, la incoraggia a leggere ciò che si muove nel suo cuore, il luogo per eccellenza dove il Signore parla. L’accompagnatore spirituale, che noi chiamiamo direttore spirituale – non mi piace questo temine, preferisco accompagnatore spirituale, è meglio – è quello che ti dice: “Va bene, ma guarda qui, guarda qui”, ti attira l’attenzione su cose che forse passano; ti aiuta a capire meglio i segni dei tempi, la voce del Signore, la voce del tentatore, la voce delle difficoltà che non riesci a superare. Per questo è molto importante non camminare da soli. C’è un detto della saggezza africana – perché loro hanno quella mistica della tribù –che dice: “Se tu vuoi arrivare in fretta, vai da solo; se tu vuoi arrivare sicuro, vai con gli altri”, vai accompagnato, vai con il tuo popolo. È importante. Nella vita spirituale è meglio farsi accompagnare da qualcuno che conosca le cose nostre e ci aiuti. E questo è l’accompagnamento spirituale.

Questo accompagnamento può essere fruttuoso se, da una parte e dall’altra, si è fatta esperienza della figliolanza e della fratellanza spirituale. Scopriamo di essere figli di Dio nel momento in cui ci scopriamo fratelli, figli dello stesso Padre. Per questo è indispensabile essere inseriti in una comunità in cammino. Non siamo soli, siamo gente di un popolo, di una nazione, di una città che cammina, di una Chiesa, di una parrocchia, di questo gruppo … una comunità in cammino. Non si va al Signore da soli: questo non va. Dobbiamo capirlo bene. Come nel racconto evangelico del paralitico, spesso siamo sostenuti e guariti grazie alla fede di qualcun altro (cfr Mc 2,1-5) che ci aiuta ad andare avanti, perché tutti noi alle volte abbiamo delle paralisi interiori e ci vuole qualcuno che ci aiuti a superare quel conflitto con l’aiuto. Non si va al Signore da soli, ricordiamolo bene; altre volte siamo noi ad assumerci tale impegno a favore di un altro fratello o di una sorella, e siamo accompagnatori per aiutare quell’altro. Senza esperienza di figliolanza e di fratellanza l’accompagnamento può dare adito ad attese irreali, a equivoci, a forme di dipendenza che lasciano la persona allo stato infantile. Accompagnamento, ma come figli di Dio e fratelli con noi.

La Vergine Maria è maestra di discernimento: parla poco, ascolta molto e custodisce nel cuore (cfr Lc 2,19). I tre atteggiamenti della Madonna: parlare poco, ascoltare tanto e custodire nel cuore. E le poche volte in cui parla lascia il segno. Per esempio, nel Vangelo di Giovanni c’è una brevissima frase pronunciata da Maria che è una consegna per i cristiani di tutti i tempi: “Fate quello che vi dirà” (cfr 2,5). È curioso: una volta ho sentito una vecchietta molto buona, molto pia, non aveva studiato teologia, era molto semplice. E m’ha detto: “Lei sa qual è il gesto che sempre fa la Madonna?”. Non so: ti coccola, ti chiama … “No: il gesto che fa la Madonna è questo” [indica con l’indice]. Io non capivo, e chiedo: “Cosa vuol dire?”. E la vecchietta mi ha risposto: “Sempre segnala Gesù”. È bello, quello: la Madonna non prende niente per sé, segnala Gesù. Fate quello che Gesù vi dice: così è la Madonna. Maria sa che il Signore parla al cuore di ciascuno, e chiede di tradurre questa parola in azioni e scelte. Lei ha saputo farlo più di ogni altro, e infatti è presente nei momenti fondamentali della vita di Gesù, specialmente nell’ora suprema della morte di croce.

Cari fratelli e sorelle, finiamo questa serie di catechesi sul discernimento: il discernimento è un’arte, un’arte che si può apprendere e che ha le sue regole proprie. Se bene appreso, esso consente di vivere l’esperienza spirituale in maniera sempre più bella e ordinata. Soprattutto il discernimento è un dono di Dio, che va sempre chiesto, senza mai presumere di essere esperti e autosufficienti. Signore, dammi la grazia di discernere nei momenti della vita, cosa devo fare, cosa devo capire. Dammi la grazia di discernere, e dammi la persona che mi aiuti a discernere.

La voce del Signore si può sempre riconoscere, ha uno stile unico, è una voce che pacifica, incoraggia e rassicura nelle difficoltà. Il Vangelo ce lo ricorda continuamente: «Non temere» (Lc 1,30), che bella quella parola dell’angelo a Maria dopo la risurrezione di Gesù; «non temere», «non abbiate paura», è proprio lo stile del Signore: «non temere». «Non temere!», ripete anche a noi il Signore oggi; «non temere»: se ci fidiamo della sua parola, giocheremo bene la partita della vita, e potremo aiutare altri. Come dice il Salmo, la sua Parola è lampada ai nostri passi e luce sul nostro cammino (cfr 119,105).

 DISCORSO DEL PAPA


domenica 1 gennaio 2023

PREGHIERA PER IL NUOVO ANNO


Dio Onnipotente che sei presente in tutto l’universo

e nella più piccola delle tue creature.

Tu che circondi con la tua tenerezza tutto quanto esiste.

 Riversa in noi la forza del tuo amore affinché ci prendiamo cura della vita e della bellezza. Inondaci di pace, perché viviamo come fratelli e sorelle senza nuocere a nessuno.

O Dio dei poveri, aiutaci a riscattare gli abbandonati

e i dimenticati di questa terra che tanto valgono ai tuoi occhi.

 Risana la nostra vita affinché proteggiamo il mondo e non lo deprediamo,

affinché seminiamo bellezza e non inquinamento e distruzione.

Tocca i cuori di quanti cercano solo vantaggi a spese dei poveri e della terra.

Insegnaci a scoprire il valore di ogni cosa, a contemplare con stupore,

a riconoscere che siamo profondamente uniti con tutte le creature

nel nostro cammino verso la tua luce infinita.

Grazie perché sei con noi tutti i giorni.

Sostienici, per favore, nella nostra lotta per la giustizia, l’amore e la pace.

 Amen.

 

Papa Francesco

sabato 24 dicembre 2022

LA VITTORIA CHE SOLO VALE

 


Le nostre fragilità 

e la certezza del Natale. 

Natale è Dio con noi, con noi invasi dalla malinconia che ci fa sentire sbagliati, con noi perdutamente innamorati nella vita.

- di Matteo Zuppi *

 Natale è molto più buono di quanto pensiamo! E soprattutto è davvero buono, tutt’altro che una melassa di sentimenti a poco prezzo. Certo, è buono perché ispira gratuità, induce a donare, a preparare regali e a scoprire che siamo contenti di prepararli per le persone che amiamo o che vogliamo sentano il nostro amore. Indicazione valida tutto l’anno! Ma è ancora più buono se pensiamo che il nucleo incandescente di questa irradiazione di affetti che riscalda il cuore del mondo a Natale, è il grembo di una ragazza che ha offerto tutto l’amore di Donna che aveva per dare alla luce il Figlio di Dio.

 Natale è la certezza che il mistero di Dio non è l’oggetto astratto di futili dispute filosofiche, politiche, persino religiose. Futili, e anche pericolose, perché interessate a decidere la vittoria di una parte dell’umanità su un’altra. E si vince solo insieme! Futili perché Dio non lo riconosci nelle dotte istruzioni dei gestori economici della qualità della vita che, quando le cose vanno male, denunciano gli errori dei tuoi calcoli e passano all’incasso della loro buonuscita.

 Natale è Dio con noi, con noi invasi dalla malinconia che ci fa sentire sbagliati, con noi perdutamente innamorati nella vita. Questo Bambino è l’Emmanuele, il Dio-con-noi. Davvero con noi. È nato e per trenta anni ci ha studiati amorevolmente (non con le statistiche e i bilanci), vivendo come noi e con noi, prima di dirci quello che doveva dirci per conto di Dio. E che doveva dirci, per conto di Dio? Doveva dirci che il mondo del quale Dio è il Signore (“il regno di Dio”) è il mondo che viviamo: quello nel quale cerchiamo come possiamo di amare e di essere amati; quello nel quale sappiamo di non essere mai all’altezza delle promesse fatte e ricevute. Il Figlio che nasce a Natale afferma: «In verità, in verità vi dico» che il più piccolo dono d’amore (fosse un bicchiere d’acqua a un estraneo) vale una vita eterna. E ci fa conoscere la vita di Dio, che ci è destinata fin dalla creazione del mondo. Nasce nel mondo perché la nostra vita nasca al cielo. Una vita nella quale la fiducia dei bambini e le speranze dei loro padri e delle loro madri, avranno un mondo infinito da abitare: dove ogni lacrima sarà asciugata e neppure una carezza verrà sprecata.

 Il Natale è più che un sogno, è la carne di Dio che riveste di amore la nostra fragile carne, di Dio eterno che rivela l’amore del nostro presente.

 Nel Natale di Gesù, il mistero di Dio assume una forma che chiunque può riconoscere (“chiunque”, capisci?), diventa un volto che si può decifrare, un Tu con il quale si può prendere confidenza, una carezza e uno sguardo dal quale ci si può sentire infinitamente amati. Il Natale di Dio non contiene tutte le risposte, ma ci dona il suo amore che è la risposta a tutto. Da quando Dio è uno dei nostri bambini, nessuno osi mortificare il più piccolo dei nostri figli. Dio è nel suo volto. Il Vangelo narra la nascita di Gesù e rivela la causa per cui Maria è costretta a partorire in una mangiatoia: «non c’era posto per loro nell’alloggio» (Lc 2,7). Questo non smette di stupirci, commuoverci, interrogarci. È proprio quello che accade in tante situazioni di fragilità di donne, uomini, piccoli, famiglie del nostro tempo. Ne condivido tre.

 Penso anzitutto alla fragilità della pace. Viviamo il primo Natale di guerra in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ci coinvolge tutti e capiamo quella «guerra a pezzi» di cui da tempo parlava papa Francesco. Poco ascoltato. Guerra significa dolore, morte, devastazione del territorio, fuga di chi cerca riparo lontano da casa. La guerra è il punto di deflagrazione: ma la pace manca pure dove i diritti vengono calpestati e dove chi li cerca o li difende cercando una società più giusta e libera viene condannato a morte.

Penso alla fragilità dell’educazione. La povertà economica risucchia nel suo vortice una fetta sempre più ampia della popolazione.

Ma c’è anche la povertà meno evidente ma ugualmente grave della scuola che a fatica sta riprendendosi dopo i mesi terribili della pandemia. Scuola significa socializzazione, ascensore sociale, consapevolezza di sé, dignità. Ai giovani dobbiamo garantire il merito che è possibile per ciascuno, la cultura per capire il mondo, l’umanesimo per non diventare bruti, le competenze intellettuali, la crescita nella capacità di relazionarsi, i mezzi stabili per costruire insieme un mondo migliore. Quanti giovani si sentono e sono spesso soli, incerti, sempre precari? Questo è il tempo di genitori, di insegnanti, di educatori e di pastori maturi, che sappiano essere veri maestri di vita e aiutino a credere al futuro.

 Infine, penso anche alla fragilità dell’evangelizzazione. Il Cammino sinodale, giunto al suo secondo anno, rivela certo anche tante fatiche, debolezze, a volte il desiderio nostalgico di tornare a come eravamo prima del Covid, l’incertezza di risposte non più sufficienti. Il cammino sinodale ha significato anche l’occasione perché il Vangelo parli di nuovo a tutti i nostri compagni di strada e ispiri la scelta di costruire comunità umane, case che siano la famiglia di Dio, Chiese domestiche, di comunione e di servizio ai poveri. Era proprio questo il programma del Concilio Vaticano II.

 Certo, sentiamo tante fatiche e stanchezze, ma è questa la stagione in cui la Chiesa sia davvero missionaria e generi l’incontro tra Dio e ogni uomo e donna. Guardiamo Gesù Bambino nella mangiatoia, Maria e Giuseppe accanto a lui. E risuonano le parole di san Paolo: «Quando sono debole, è allora che sono forte» (2Cor 12,10). Ecco il Natale, la pace che disarma i cuori, l’amore che dona forza e intelligenza la speranza che libera dalla rassegnazione e mette in cammino. Partiamo proprio dalle fragilità per riconoscerci umili, deboli, ma capaci di grandi cose perché pieni del Dio che si pensa per sempre con noi.

 *Matteo Zuppi è cardinale, arcivescovo di Bologna presidente della Cei

venerdì 19 agosto 2022

MARIO RESTIVO. IL SANTO DELLA TENDA ACCANTO

In questi giorni si svolge a Castelbuono un incontro di riflessione sulla vita di Mario Restivo. Vi partecipano vari capi scout e giovani. Nella tavola rotonda di ieri sera si sono avute varie testimonianze di persone che lo hanno conosciuto e che hanno condiviso con lui varie attività scout.

Quaranta anni fa è tornato alla Casa del Padre il servo di Dio, Mario Giuseppe Restivo, giovane scout diciannovenne che ha lasciato una significativa traccia di santità. Dopo quaranta anni egli continua ad essere un prezioso punto di riferimento per i giovani e gli educatori di oggi.

Tra i vari e molteplici problemi educativi di oggi, emerge la necessità di fornire ai ragazzi e ai giovani degli esempi “concreti” di coetanei che hanno vissuto e vivono percorsi di crescita volti alla costruzione del bene comune e alla conquista di quei valori che esaltano la dignità della persona.

Purtroppo, oggi, siamo oppressi da messaggi e messaggini, immagini, “cinguettii”  e brevi frasi frutto di fugaci emozioni e sovente autoreferenti e propagatori più di pettegolezzo che di valori. Sono come fuochi fatui che appaiono e scompaiono in pochi istanti. Per molti l'importante è fare rumore, apparire per ricevere likes, mettersi in mostra con ogni mezzo, esporsi come merce in cerca di guardoni e acquirenti ...

Mario, con il suo breve ma intenso cammino di vita, ci stimola a privilegiare quel che conta, evitando ogni spasmodica ricerca dell’appariscente, dello spettacolare e del "pirotecnico”. E' un invito al cammino, passo dopo passo, con impegno e con viva speranza, verso una meta elevata: l'incontro con Dio, il Santo dei santi.

Papa Benedetto, nel corso della sua visita in Sicilia, lo ha citato come esempio per i giovani. La Conferenza Episcopale a lo ha inserito nella raccolta "I Santi della posta accanto".

E' in corso la causa di beatificazione

 La vitaMario Restivo nacque a Palermo il 24 Gennaio 1963.

Sin da piccolo manifestò vivacità, sensibilità ed impegno tanto da essere benvoluto e stimato da tutti. La sua maturazione fu precoce. A 9 anni compose la sua prima poesia, seguita da altri componimenti. Nel 1974 fu data alle stampe la prima raccolta di poesie che fu intitolata "La mia aurora". A questa fece seguito un'altra raccolta, pubblicata con il titolo "In cammino" e un’altra (postuma) dal titolo “La stagione dell’incontro”.

 A 15 anni scelse come modello di vita la figura di S. Francesco impegnandosi ad incarnarne lo spirito di povertà. Lo scautismo cattolico fu il suo più forte ideale nel quale poter esprimere la sua passione giovanile, la sua fede, il suo spirito di servizio, la gioia di vivere con gli altri e per gli altri.

Le sue opere poetiche e i suoi scritti, il suo cammino terreno evidenziano il suo impegno per fare del proprio meglio per vivere secondo la Legge scout alla luce degli insegnamenti del Vangelo. Egli seppe vivere intensamente la propria esistenza di ragazzo tra i ragazzi, di giovane tra i giovani e, come giovanissimo educatore, ebbe un’alta tensione educativa.

In Mario fu costante l’ardente desiderio di “andare oltre verso l’infinito” per spaziare in Dio, per conquistare la vera felicità: “La vera felicità si conquista nell’amore per Dio e per gli altri. E’ fede in Dio, nella vita. E’ solidarietà gioiosa. Tutto il resto è apparenza e vanità”.

 Morì il 19 Agosto 1982 nei pressi di Chambéry , in seguito ad un incidente automobilistico, mentre con altri scout si recava a Taizé.

 Uno dei suoi ultimi scritti (Mario aveva maturato sin la piccolo l’abitudine di prendere appunti, scrivere riflessioni ed esperienze, comporre brevi liriche. Il suo Quaderno di caccia testimonia il suo cammino):

 

Non avete saputo vegliare con Me neppure un’ora”

“E’ pensando a queste parole che mi sono alzato prima del solito stamattina per venire qua davanti a Te, Signore. Sai, non ero abituato a sentirTi una presenza, ma ora, in quest’alba di uno splendido mattino che ancora una volta ci dai, Tu ci sei: sento il tuo battito in me, ma anche fuori di me. In me, poiché la mia disponibilità dell’essere qui stamattina, come dell’aver partecipato a questo campo, vive del tuo amore verso di me; fuori di me perché tutto qui attorno è buono, poiché proviene dalla Tua onnipotenza: il cielo, il bosco, gli uccellini, l’erbetta, le foglie secche, reliquia di un autunno ormai lontano, il freddo, il silenzio, l’orizzonte.

Signore, dammi sempre un inizio, dammi soprattutto la morte che lo precede, aiutami ad educare al vero amore le persone che mi stanno attorno. Dio, guidami sulla strada del ritorno, affinché la mia casa divenga la Tua casa, la mia vita diventi la Tua vita.

Signore, dammi  il coraggio, la comprensione e l’umiltà alla maniera del tuo Figlio. Ti prego per le persone smarrite, per chi non sa ancora da che parte andare, eppure ci va.  Dammi la spontaneità e la fantasia perché sia un ragazzo tra i ragazzi. Ti prego perché non muoia in me la speranza.

E, quando sono solo, Signore, quando a sera busso alla porta di qualcuno e nessuno mi dà risposta, ricordaTi di me e rendimi capace di sorridere. Fa’ che possa sempre darmi agli altri in umiltà e completa condivisione. Nel mio cuore, Signore, troverò il posto per le mille vite dell’universo.

E, ora, Signore, lascia che il Tuo servo vada in pace secondo la tua parola, fa’ che il tuo servo abbia il coraggio di uccidere le sue maschere. Amen.

 

martedì 12 luglio 2022

OCCHI GRANDI PER UNA NUOVA EUROPA

 In un messaggio ai partecipanti alla EU Youth Conference, Conferenza dei giovani dell'UE, che si apre oggi a Praga, Francesco li esorta ad essere generativi nelle idee e nell’amore, a scrutare nell’altro le sue ricchezze, a guardare alla Verità. Nel cuore del Papa anche la “guerra assurda” che si combatte in Ucraina. "Come al solito, pochi potenti -scrive - decidono e mandano migliaia di giovani a combattere e morire. In casi come questo è legittimo ribellarsi!"

 

-        -  di Benedetta Capelli -

E’ pieno di fiducia e speranza il messaggio che Papa Francesco rivolge ai tanti giovani riuniti da oggi fino al 13 luglio a Praga per la EU Youth Conference, l’iniziativa promossa dalla presidenza ceca dell'Unione Europea che intende mettere in contatto i ragazzi con chi è chiamato a decidere e promuovere allo stesso tempo un impegno comune per un'Europa sostenibile e inclusiva.

L’invito del Papa è chiaro: trasformare il “vecchio continente” in un “nuovo continente”. Un passaggio non semplice ma i ragazzi, scrive Francesco, hanno “buone carte da giocare”.

Siete giovani attenti, meno ideologizzati, abituati a studiare in altri Paesi europei, aperti a esperienze di volontariato, sensibili ai temi dell’ambiente. Per questo sento che c’è speranza.

Fate sentire la vostra voce

Capaci di dare un volto nuovo all’Europa ma anche capaci di guardare oltre. Il Papa si sofferma sull’etimologia ancora poco chiara della parola “Europa” e rilancia l’espressione suggestiva di “eurús op”, cioè “occhio grande”, “ampio sguardo”. Guardando al Patto Educativo Globale, iniziativa lanciata nel 2019, per un’alleanza tra educatori e nuove generazioni, Francesco invita a far sentire la propria voce.

Se non vi ascoltano, gridate ancora più forte, fate rumore, avete tutto il diritto di dire la vostra su ciò che riguarda il vostro futuro. Vi incoraggio ad essere intraprendenti, creativi e critici.

L’altro, una ricchezza

Da qui il Papa disegna un cammino che ha come prima tappa quella di “aprirsi all’accoglienza”, all’inclusione perché l’altro è sempre una ricchezza.

Fa bene avere “occhi grandi” per aprirsi agli altri. Nessuna discriminazione contro nessuno, per nessuna ragione. Essere solidali con tutti, non solo con chi mi assomiglia, o mostra un’immagine di successo, ma con coloro che soffrono, qualunque sia la nazionalità e la condizione sociale.

La vostra ambizione, sottolinea Francesco, non sia di “entrare negli ambienti formativi d’élite” ma in esperienze che educhino alla crescita della persona, al bene comune. “Saranno – scrive - queste esperienze solidali che cambieranno il mondo, non quelle esclusive (ed escludenti) delle scuole d’élite. Eccellenza sì, ma per tutti, non solo per qualcuno”. Poi l’invito a leggere la Fratelli tutti, per crescere “in fraternità”, e il

Concreti nella difesa della Casa comune

L’altra proposta del Papa riguarda la cura per la casa comune ma in tal senso elogia la concretezza dei giovani, “per questo – scrive - dico che questa volta può essere la volta buona”. Francesco ricorda la necessità di “ridurre il consumo non solo di carburanti fossili ma anche di tante cose superflue” e “in certe aree del mondo, è opportuno consumare meno carne”. Invita pertanto a leggere la Laudato si’ per impegnarsi a favore di un’ecologia integrale.

Non lasciatevi sedurre dalle sirene che propongono una vita di lusso riservata a una piccola fetta del mondo: possiate avere “occhi grandi” per vedere tutto il resto dell’umanità, che non si riduce alla piccola Europa; aspirare a una vita dignitosa e sobria, senza il lusso e lo spreco, perché tutti possano abitare il mondo con dignità.

Ucraina, la guerra assurda

Parlando di Europa, il Papa fa riferimento all’Ucraina dove “si combatte una guerra assurda”, rilancia il concetto di fraternità sottolineando che l’Europa unita è sorta da un forte anelito di pace. “Se il mondo fosse governato dai giovani, – si legge nel messaggio - non ci sarebbero tante guerre: coloro che hanno tutta la vita davanti non la vogliono spezzare e buttare via ma la vogliono vivere in pienezza”.

 Ora dobbiamo impegnarci tutti a mettere fine a questo scempio della guerra, dove, come al solito, pochi potenti decidono e mandano migliaia di giovani a combattere e morire. In casi come questo è legittimo ribellarsi!

Porta poi gli esempi di due giovani “dagli occhi grandi”: Franz Jägerstätter, che Benedetto XVI ha proclamato beato, era un giovane contadino austriaco che, a motivo della sua fede cattolica, fece obiezione di coscienza di fronte all’ingiunzione di giurare fedeltà a Hitler e di andare in guerra. Morì per questo. Stessa sorte toccata a Dietrich Bonhoeffer, giovane teologo luterano tedesco, antinazista.

Cercare la Verità

Infine, Francesco ricorda che “dopo la conoscenza di sé stessi, degli altri e del creato, finalmente la conoscenza del principio e del fine di tutto”, esorta a ricercare il senso della vita, guardando in alta, all’origine e alla fine, “perché non si vive se non si cerca la Verità”. Da qui l’invito a camminare “con i piedi ben piantati sulla terra, ma con sguardo ampio, aperto all’orizzonte, al cielo”, grazie anche alla lettura della Christus vivit e dopo averli invitati alla prossima Gmg di Lisbona.

E voglio concludere con un augurio: che siate giovani generativi, capaci di generare nuove idee, nuove visioni del mondo, dell'economia, della politica, della convivenza sociale; ma non solo nuove idee, soprattutto nuove strade, da percorrere insieme. E che possiate essere generosi anche nel generare nuove vite, sempre e solo per amore! Amore al vostro sposo e alla vostra sposa, amore alla famiglia, amore ai vostri figli, e anche amore all’Europa, perché sia per tutti terra di pace, di libertà e di dignità.

 Vatican News

MESSAGGIO DEL PAPA AI GIOVANI



 

 

martedì 5 luglio 2022

UNA BELLA E BUONA VITA

 

UNA PERENNE SFIDA PER CIASCUNO E PER TUTTI.

-Qualche semplice riflessione-

 -  di Giovanni Perrone 

 Tutti cerchiamo con affanno la buona vita. Talora incolpiamo il buon Dio e gli altri per ogni difficoltà o stortura che incontriamo. Facilmente dimentichiamo che la buona vita non cade dal cielo come la manna, ma che è costruita giorno per giorno mediante le nostre scelte e il nostro intelligente, competente e generoso impegno.

Le relazioni con gli altri, e con noi stessi, talora sono ingarbugliate e possono provocare danni alle persone e alle stesse istituzioni. Perciò, è opportuno non avere malintesi, gelosie, invidie, astio, rancori, risentimenti, insofferenze, pregiudizi, malumori, odio .... verso alcuno. Sono tarme che rodono il cervello, miasmi che imputridiscono l'aria e affannano il respiro e il cammino, sporcizie che imbrattano gli occhiali e offuscano la visione e la mente, nebbie  che disorientano il giudizio e l'agire, distruggono le relazioni, provocano malessere e favoriscono la cattiva salute individuale e collettiva .....

Sono pesanti zavorre che non fanno volare in alto, miopie che ostacolano il veder bene e lontano, scelte che disorientano e fanno vagare di qua e di là, trasportati dalle turbolenze del tempo, alla spasmodica e alienante ricerca del vuoto o della “vera verità”.

Per vedere, pensare, comprendere e vivere bene occorre curare la pulizia degli occhiali (o cambiarli), tenere sgombra la mente da rovi e acquitrini, saper comprendere ed accogliere il bene che ci viene donato e che sta attorno a noi; preferire la benevolenza alla maldicenza, il ben pensare al mal pensare, È necessario aiutarci l’un l’altro a resistere ad ogni intemperia della vita e a superare ogni difficoltà; scegliere l'onestà e non l’inganno, il dialogo e non la diffidenza....

È bene apprendere, sin da piccoli, a sorridere lealmente al Creatore, agli altri e a noi stessi, ad ogni nuovo giorno che ci viene donato; maturare il sentimento della gratitudine e dell'essenzialità; imparare a costruire piuttosto che a distruggere: preferire l'accoglienza al respingimento, il confronto e la cooperazione alla conquista e alla colonizzazione. Vita buona, infatti, vuol dire essere portatori di gioia e di pace, in se stessi e negli altri; farsi dono per donare serenità e felicità a tutti coloro che si incontrano nel cammino della vita, lasciare una luminosa traccia di pace lungo il proprio cammino, sanando le eventuali ferite che eventualmente possono avverarsi.

È un’utopia?  No! È la perenne sfida della saggia e buona vita, per ciascuno e per tutti. Per costruire, insieme, una migliore società.

 

 Giovanni Perrone