martedì 6 ottobre 2020

LA DIVERSITA' CON-VIVENTE

 


 Avere a cuore il dialogo fraterno non è dire che non esiste tra noi alcuna differenza,  ma rendere questa diversità “con–vivente” con quella degli altri.

di Mauro Leonardi

 Papa Francesco ha firmato sulla tomba di san Francesco la sua nuova enciclica “Fratelli tutti” sulla fraternità e l’amicizia sociale.

Il mondo attende una direzione. L’intero pianeta soffre una pandemia che mette tutti i Paesi in difficoltà e per questo cerca nel pontefice chi lo aiuti a passare dalla fraternità del dolore a quella dell’amore. Abbiamo bisogno di chi ci aiuti a trovare un senso, in mezzo a tante leadership culturali e politiche che proprio in queste occasioni si dimostrano quanto mai inadeguate a rispondere alla nostra domanda più vera, quella di saper affrontare la tempesta essendo fino in fondo noi stessi. Se ne esce soltanto assieme: ecco perché l’idea della fraternità è quella necessaria.

Esistono però fratelli che si trattano con cortesia, ma sono distanti, freddi, non hanno a cuore la loro relazione. Per vivere la fratellanza e l’amicizia sociale dobbiamo dialogare ma, se dobbiamo dialogare, il dialogo deve essere vero. I buoni sentimenti non bastano. C’è bisogno che intervenga anche la ragione.

Non basta il negativo: “non litighiamo”, “non usiamo violenza”. Cosa significa davvero convivere pacificamente? Cos’è questa con–vivenza, questo “vivere insieme”? Il rischio dell’indifferentismo, cioè del “tutti differenti tutti uguali”, è gravissimo perché l’espressione “tutti differenti tutti uguali” dice che la diversità è insignificante, indifferente, ovvero che la differenza non vale più, non ha nessun significato. Ma, se così fosse, questo sarebbe un enorme problema, perché ciascuno di noi ha bisogno di definire la propria diversità, dal momento che la nostra identità viene definita in quanto differente da quella degli altri: la relazione è possibile solo fra diversi.

Avere a cuore il dialogo fraterno, quindi, non è dire che non esiste tra noi alcuna differenza – affermazione che, tra l’altro, sarebbe una gravissima menzogna –, ma rendere questa diversità “con–vivente” con quella degli altri. Significa porre in essere delle relazioni in cui da una parte si mantiene la diversità e dall’altra, nello stesso tempo, si alimenta, attraverso questa diversità, una relazione di piena convivenza interculturale e interreligiosa.

È trovare ciò che accomuna nel “fra”, nell’ “inter”. Può sembrare una novità e invece è ciò che è già accaduto storicamente moltissime volte. È avvenuto tra cristiani e musulmani nei numerosi secoli e nelle tante nazioni in cui cristiani e musulmani convivevano pacificamente insieme, è accaduto tra cristiani di diverse confessioni dopo gli anni in cui i loro rapporti erano stati di “guerra religiosa”: inter– religiosità è lo sforzo per trovare degli spazi comuni in cui coltivare gli stessi valori – quello della pace o della responsabilità per la “casa comune” – anche se a partire da sensibilità diverse, da modi di vedere diversi.

Siamo fratelli: l’uno per l’altro e tutti insieme verso un nuovo inizio. Fratelli, in volontaria rivolta dell’uomo di fronte al male che insidia il mondo e che deriva dalle nostre fragilità. Parafrasando Ungaretti possiamo ricordare come il riconoscersi fratelli sia da sempre un modo per l’uomo di reagire al dolore, al pericolo, all’incertezza. Il Papa lo sa bene e per questo ha pensato di centrare la sua nuova Enciclica sulla fraternità, sul bisogno di trovare una radice comune per essere più forti del destino che mai come oggi pare avverso. Come i pesci più piccoli si radunano in branco per fingere di essere una creatura marina enorme che mette in fuga i predatori, così l’uomo riconoscendo una comune fraternità trova un senso nel dolore proprio quando è condiviso, portato insieme.

E, se siamo fratelli, siamo anche figli. Maria, dal Presepe di cui san Francesco è stato profeta, ci insegna l’importanza di sentirci figli e ci offre una maternità che non solo offre Dio, ma custodisce libero il creato: pastori, gente venuta da lontano, mercanti, artigiani, centurioni: persino oche, pecore e bovini, trovano riparo in Maria, nuova arca dell’alleanza.

 

www.avvenire.it

domenica 4 ottobre 2020

GIGI MENOZZI E' TORNATO ALLA CASA DEL PADRE

"Or sui sentieri del cielo, felice più di allor, ricorda i vecchi tempi in cui era esplorator!"
Ciao, carissimo Gigi, e buona strada per i sentieri del cielo. 
Sei stato, per quasi 50 anni, prezioso maestro e fraterno amico. Abbiamo condiviso un lungo cammino e tante avventure educative.
Il Signore ti accolga tra le sue paterne braccia e ricompensi con la gloria del cielo il tuo generoso impegno, la tua profonda fede, il tuo sempre vivo spirito di servizio, la tua competenza educativa e tecnica, la tua lungimiranza, la tua intraprendenza e creatività,  la tua grande umanità e fraternità, il tuo buonumore.... 
Da lassù restaci vicino e sostieni il nostro cammino terreno. 

Un fraterno e grato abbraccio  da parte degli Amici della Massariotta. Tu, nel 1972, hai fatto scoccare la scintilla che ha dato origine alla Base e al suo inserimento nel Settore delle Specializzazioni. Negli annuali incontri di Spettine ci hai sempre incoraggiati a fare del nostro meglio. Hai partecipato al Massarjam del 1979 e più volte sei stato nella Base, sempre pronto a sorridere, incoraggiare e consigliare. A Spettine ci hai sempre accolto con fraternità e generosità.
Tutti ricordiamo con grande affetto te, i tuoi familiari e i fratelli scout di Spettine e del Settore Specializzazioni.
Giovanni

Sergio Cametti: GIGI, ENTUSIASMO, COMPETENZA E SERVIZIO

Ho avuto la fortuna di conoscere Gigi nel 1974, quando da poco era passato a dirigere la Base delle Specializzazioni Scout a Spettine dopo sei anni di gestione di quella stabilita nel Castello di Travazzano. L’AGESCI era stata appena fondata, unendo l’associazione maschile (ASCI) e quella femminile (AGI), ed il Commissariato Centrale aveva visto in lui la persona giusta per consolidare la competenza tecnica ed educativa dei ragazzi e dei capi e dare l’orientamento per la strutturazione di nuove basi scout in tutta l’Italia..

Qualche anno dopo prendevo il suo posto come responsabile del Settore, avvalendomi costantemente del suo consiglio e di quello di altri capi storici che formavano l’”Università dello Scoutismo” nazionale nella Base di Spettine.

Quando nel 1997 il Ministero dell’Istruzione chiese all’Agesci di supportare le iniziative delle “Giornate della Scienza e della Tecnica”, definendo un Protocollo d’Intesa che da allora è stato sistematicamente rinnovato ogni triennio, è stato nuovamente chiesto a noi due di garantire la continuità di collaborazione tra le basi scout e gli insegnanti su base nazionale. La sua esperienza di amministratore pubblico, insieme a quella di Norberto Ramella, educatore e dirigente scolastico di alto profilo, ci ha permesso fin dall’inizio di strutturare quello che qualche anno dopo sarebbe diventato il progetto nazionale “Basi Aperte”, arrivando a gestire più di 10 basi scout sul territorio italiano con più di 3000 ragazzi coinvolti l’anno.

Ma “Trapanino” (così veniva chiamato per la sua incisività nell’azione e la sua capacità di coinvolgere persone e risolvere problemi) non si limitava a questo compito; ogni volta che l’Associazione affrontava una sfida a dimensione nazionale, a Gigi veniva chiesto di strutturarne l’organizzazione. Anche il “Villaggio delle Grandi Costruzioni”, nel corso della Route Nazionale della Branca Rover/Scolte a San Rossore del 2014, lo ha visto agire con determinazione ed umiltà, lasciando sempre vedere il protagonismo degli altri avanti al suo.
Gigi ci ha lasciato, in silenzio e sereno come al suo solito; giusto ieri sera mi era arrivato un suo messaggio con nuove idee di coinvolgimento educativo dei ragazzi in questo periodo di fame di attività scout, dopo tanti mesi di reclusione che li hanno visti lontani dalla base di Spettine, dietro ad uno schermo. Con lui mi sono spesso confrontato per uno “Scoutismo di Prossimità” che possa mantenere attive le relazioni interpersonali ed intergenerazionali di cui hanno tanto bisogno. Ciao Gigi, continua a passarci il tuo entusiasmo e lo spirito di Servizio, da lassù dove hai una migliore visione d’insieme.


Luigi Perollo: 

GIGI, UN GRANDE MAESTRO

I GRANDI MAESTRI sono quelli che costruiscono, insegnano e giocano lo stesso gioco dei ragazzi. Non sarò io a ricordare quanto lo scautismo italiano resti debitore a Gigi Menozzi  per il Settore Specializzazioni e i mille doni resi all'Agesci e al Masci, ci penseranno altri più qualificati di me; ricordo però che l'ultima chiacchierata con questo ragazzo novantenne è stata un'iniezione di entusiasmo, quello che solo i grandi maestri sanno infondere. Buona strada Gigi.



Lucina Spaccia: GIGI, PESCATORE DI CUORI

Quando è arrivato il momento di rifare lo zaino, Gigi era pronto. Questa volta non sarebbe stato pesante e non sarebbe servito neanche il vecchio sacco, ma una semplice bisaccia, una di quelle da pellegrino da portare a tracolla. Dentro la leggerezza dei doni sparsi a piene mani e una manciata di talenti fruttati il centuplo: il passaporto per l’eternità.

Di questi doni io ne ho avuto una pioggia: hanno rinverdito il mio entusiasmo, vivificato il mio servizio, stimolato la mia creatività e coccolato il mio animo.

Nella vita scout ho incontrato alcuni maestri, di quelli che segnano imprimendo una loro traccia nella propria personalità. Gigi è stato il maestro della vita adulta con la sua signorilità, il suo carisma, il suo amore incondizionato per i ragazzi e il suo sempre fresco entusiasmo per lo scautismo.

So che mi mancherà, ma so anche che la sua traccia è impressa in migliaia di volti e si moltiplicherà ogni volta che un adulto educatore scout saprà guardare un ragazzo con gli occhi di Gigi e scorgervi la scintilla del futuro.

Eddy Ballstein. GIGI, SEMPRE CON NOI

Mi mancherai, eterno ragazzino! Mi mancherà il tuo essere Scout nel cuore e nei fatti!

Mi mancheranno le tue centinaia di foto e selfie postati su Facebook per ogni evento a cui partecipavi con ogni fratello e sorella che incontravi. Mi mancheranno tutte quelle volte in cui mi sistemavi il fazzolettone perché “i veri scout lo portano così”!

Mi mancherai... ma in fondo so che tu sarai sempre con noi, sulla nostra strada della Competenza, per incoraggiarci a non mollare e a fare sempre del nostro meglio!

Vivrai in ogni persona e scout che ti ha conosciuto. Ma vivrai anche in ogni scout che non ti ha conosciuto, perché lo Scautismo italiano non sarebbe quello che è oggi senza di te. Buona caccia, Gigi! Ti prometto che cercherò ogni giorno di rendere un po’ migliore questo mondo per il quale tu hai fatto tanto!!! 


https://www.piacenzasera.it/2020/10/classe-27-addio-a-gigi-menozzi-il-padre-dello-scoutismo-piacentino/356015/ 


 

giovedì 1 ottobre 2020

ECOLOGIA INTEGRALE PER SALVAGUARDARE L'UOMO E LA TERRA

 

Gallagher sulla biodiversità: bisogna agire tenendo presente l'ecologia integrale

L'intervento di monsignor Gallagher al Summit virtuale promosso dall'Onu sul tema della biodiversità: “Ogni essere vivente, ha affermato, ha un valore e uno scopo intrinseco e, in quanto tale, deve essere amato”

 Anna Poce - Città del Vaticano

 “Dobbiamo ripensare i paradigmi di sviluppo”. Così si è espresso l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, in un videomessaggio inviato il 30 settembre al Summit virtuale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) “Azione urgente sulla biodiversità”. “Uno sviluppo veramente integrale, che integri la promozione del bene comune nel rispetto della dignità umana – ha affermato - può essere raggiunto solo quando le politiche di sviluppo sono al servizio della persona umana e incorporano una comprensione olistica delle conseguenze ambientali, economiche, sociali e umane nell'utilizzo delle nostre risorse naturali condivise”.

La cause della perdita della biodiversità

L’arcivescovo Gallagher, nel suo intervento, ha voluto sottolineare l’importanza di questo Summit, che ha permesso di “contemplare con gratitudine il dono della creazione e guardare con serietà ciò che minaccia la straordinaria ricchezza del nostro pianeta”, nonché ha dato “l'opportunità di esaminare le cause alla radice della perdita di biodiversità, di riconoscere i molti danni che ne derivano e di rinnovare il nostro comune impegno a proteggere la nostra casa comune”. Fra le cause che portano alla perdita di biodiversità, monsignor Gallagher ha annoverato l'espansione agricola e industriale, l'inquinamento, compreso l'inquinamento marino da plastica, i test nucleari e le scorie non trattate. Ha ricordato, inoltre, come l'aumento della temperatura degli oceani abbia un impatto devastante su gran parte delle barriere coralline del mondo e come il consumo di combustibile fossile e l'eccessiva deforestazione siano fattori fondamentali del cambiamento climatico che conduce all'estinzione delle specie e alla riduzione della resilienza della natura.

Le azioni da intraprendere 

Per invertire questa allarmante tendenza, questo impoverimento della natura che porta a grandi sofferenze umane, soprattutto nelle regioni più povere del mondo, risulta, dunque, essenziale – ha evidenziato l’arcivescovo Gallagher - la protezione di regioni ricche di biodiversità, come l'Amazzonia e il bacino del fiume Congo. È necessario, ed è responsabilità di tutti, “riconoscere che ogni essere vivente ha un valore e uno scopo intrinseco e, in quanto tale, deve essere amato”, ha concluso il segretario per il Rapporto con gli Stati. La sfida per cui siamo chiamati ad agire con urgenza è dunque il ripristino di un rapporto armonioso con la natura, in “un approccio che combini la cura per la nostra casa comune con la cura per i nostri fratelli e le nostre sorelle e integri misure immediate con strategie a lungo termine, che è ciò che Papa Francesco ha chiamato ‘ecologia integrale’". 

 

Vatican News


sabato 25 luglio 2020

UNA PROPOSTA DA ATTUARE NELLE ASSOCIAZIONI E NELLE ISTITUZIONI: I CIRCOLI LAUDATO SI'

 

I Circoli Laudato Si’ sono piccoli gruppi di persone che si riuniscono regolarmente per approfondire il loro rapporto con Dio Creatore e tutti i membri del creato, alla luce dell’enciclica Laudato Si’ e nel bisogno di affrontare urgentemente il cambiamento climatico e la crisi ecologica. I Circoli Laudato Si’ sono basati su tre pilastri di preghiera, riflessioneed azione.

IN CHE COSA CONSISTONO I CIRCOLI

PREGHIERA

Preghiera con e per il creato per esempio attraverso preghiera all’aperto o un esame di coscienza ecologico,

RIFLESSIONE

Riflessione sulla continua conversione ecologica dei partecipanti, specialmente per quanto riguarda problematiche di semplicità e consumo, e

AZIONE

Azione di gruppo per l’adozione di stili di vita sostenibili, per la realizzazione comunitaria di eventi per Tempo del Creato, per iniziative di mobilitazione per la difesa della nostra casa comune, ed altro.

I Circoli possono radunarsi settimanalmente, bisettimanalmente o mensilmente, a seconda del gruppo. Il formato e’ sufficentemente flessibile da permettere che i Circoli abbiano luogo in vari contesti: residenze, parrocchie, gruppi studenteschi, ecc. E‘ possibile che abbiate gia’ un gruppo locale che possa servire da modello per il vostro cammino, ispirandosi a simili Circoli intorno al mondo.



sabato 27 giugno 2020

UNITA' E PROFEZIA PER VIVERE DA CRISTIANI E FARE CRESCERE LA COMUNITÀ

 

Unità e profezia: sono le due parole che Papa Francesco pone al centro della sua omelia, con numerose aggiunte a braccio, nella Messa le cui Letture hanno ricordato i due apostoli celebrati oggi dalla Chiesa. Subito sottolinea la diversità tra Pietro e Paolo, il primo un semplice pescatore, l’altro un colto fariseo. E fra loro, osserva, non mancarono le discussioni animate tuttavia “ si sentivano fratelli, come in una famiglia unita, dove spesso si discute ma sempre ci si ama”. “Egli non ci ha comandato di piacerci, ma di amarci. È Lui che ci unisce, senza uniformarci, ci unisce nelle differenze”. Ma da dove nasce questa unità. Il Papa dice che la prima Lettura ce lo svela: mentre sulla Chiesa infuriava la persecuzione, ci dice che la comunità pregava. Questo assicurava l’unità perché permetteva allo Spirito Santo di intervenire e di “accorciare le distanze”
La comunità sembra decapitata, ciascuno teme per la propria vita. Eppure, in questo momento tragico nessuno si dà alla fuga, nessuno pensa a salvarsi la pelle, nessuno abbandona gli altri, ma tutti pregano insieme. Dalla preghiera attingono coraggio, dalla preghiera viene un’unità più forte di qualsiasi minaccia.
L'inutilità delle lamentele
E c’è un altro elemento importante: in quella prima comunità “nessuno si lamenta del male (...) nessuno insulta Erode. E noi siamo tanto abituati a insultare i responsabili... ”. Tempo sprecato e inutile per i cristiani, fa notare Francesco, quello passato a lamentarsi di quello che non va e prosegue:
Le lamentele non cambiano nulla. Ricordiamoci che le lamentele è la seconda porta chiusa allo Spirito Santo, come vi ho detto il giorno di Pentecoste: la prima è il narcisismo, la seconda lo scoraggiamento, la terza, il pessimismo. Il narcisismo ti porta allo specchio, a guardarti continuamente; lo scoraggiamento, alle lamentele. Il pessimismo, al buio, all’oscuro. Questi tre atteggiamenti chiudono la porta allo Spirito SantoQuei cristiani non incolpavano, ma pregavano. In quella comunità nessuno diceva: “Se Pietro fosse stato più cauto, non saremmo in questa situazione”. Nessuno. Pietro umanamente, aveva motivi di essere criticato, ma nessuno lo criticava. Non sparlavano di lui, ma pregavano per lui. Non parlavano alle spalle, ma parlavano a Dio. E noi oggi possiamo chiederci: “Custodiamo la nostra unità con la preghiera, la nostra unità nella Chiesa? Preghiamo gli uni per gli altri?”
Pregare per chi ci governa
Preghiera e non insulto: Francesco a braccio si sofferma anche sui governanti, esortando a percorrere la strada del bene, dell'unità e non quella del parlare contro: 
Chiediamo la grazia di saper pregare gli uni per gli altri. San Paolo esortava i cristiani a pregare per tutti e prima di tutto per chi governa. “Ma questo governante è…”, e i qualificativi sono tanti; io non li dirò, perché questo non è il momento né il posto per dire i qualificativi che si sentono contro i governanti. Che li giudichi Dio, ma preghiamo per i governanti! Preghiamo: hanno bisogno della preghiera. È un compito che il Signore ci affida. Lo facciamo? Oppure parliamo, insultiamo, e basta?".
La preghiera spiana la strada dell'unità
Papa Francesco si domanda “che cosa accadrebbe se si pregasse di più e si mormorasse di meno”. Anche oggi, come per Pietro quando si trovava in carcere, “tante porte che separano si aprirebbero, tante catene che paralizzano cadrebbero”. E il Papa invita a chiedere al Signore la grazia di saperlo fare e precisa:
Dio si attende che quando preghiamo ci ricordiamo anche di chi non la pensa come noi, di chi ci ha chiuso la porta in faccia, di chi fatichiamo a perdonare. Solo la preghiera scioglie le catene, solo la preghiera spiana la via all'unità….
La profezia nasce quando ci si lascia provocare da Dio: non quando si gestisce la propria tranquillità e si tiene tutto sotto controllo. Non nasce dai miei pensieri, non nasce dal mio cuore chiuso. Nasce se noi ci lasciamo provocare da Dio. Quando il Vangelo ribalta le certezze, scaturisce la profezia. Solo chi si apre alle sorprese di Dio diventa profeta.
Abbiamo bisogno della profezia, ma di quella vera
Francesco guarda all’oggi e afferma che anche in questi tempi c’è bisogno di profezia e “non di parolai”, c’è bisogno di testimoniare “che il Vangelo è possibile”.
Non servono manifestazioni miracolose, ma vite che manifestano il miracolo dell’amore di Dio. Non potenza, ma coerenza. Non parole, ma preghiera. Non proclami, ma servizio. Tu vuoi una Chiesa profetica? Comincia a servire, stai zitto. Non teoria, ma testimonianza. Non abbiamo bisogno di essere ricchi, ma di amare i poveri; non di guadagnare per noi, ma di spenderci per gli altri; non del consenso del mondo, quello è stare bene con tutti: da noi si dice:"stare bene con Dio e con il diavolo"... stare bene con tutti. Non questo non è profezia. Ma abbiamo bisogno della gioia per il mondo che verrà; non di progetti pastorali, questi progetti che sembrano avere la propria efficienza, come se fosSero dei sacramenti, progetti pastorali efficienti: no, ma abbiamo bisogno di pastori che offrono la vita: di innamorati di Dio.
Avere il coraggio di essere costruttori di unità
Così sono stati Pietro e Paolo che hanno annunciato Gesù fino a dare la vita. E’ questa la profezia che cambia la storia. E Papa Francesco ricorda che tutti i fedeli sono chiamati a diventare “pietre vive con cui costruire una Chiesa e un’umanità rinnovate” e conclude: 
C’è sempre chi distrugge l’unità e chi spegne la profezia, ma il Signore crede in noi e chiede a te: “Tu, tu, tu, vuoi essere costruttore di unità? Vuoi essere profeta del mio cielo sulla terra?”. Fratelli e sorelle lasciamoci provocare da Gesù e troviamo il coraggio di dirgli: “Sì, lo voglio!”.

giovedì 25 giugno 2020

TEMPO DEL CREATO. PARTECIPA ANCHE TU !

 


Prosegue il nostro pellegrinaggio verso “Tempo del Creato” in compagnia della stupenda rete degli Animatori Laudato Si’ e di tutte le persone che hanno a cuore la nostra casa comune! Questo Rio che disseta ogni nostra Amazzonia, con il passare del tempo raccoglie sempre più nuovi affluenti, e lunedì scorso con grande gioia abbiamo dato il benvenuto ai nuovi Animatori formati con il Joint Diploma in Ecologia Integrale. Per questo un grazie speciale va alla prof. Giulia Lombardi, per aver accompagnato con il cuore e con la sua competenza la formazione di questi fratelli. 

Clicca qui se vuoi rivedere la registrazione dell’incontro mensile degli Animatori Laudato Si che, questo mese, aveva per tema la condivisione di esempi concreti per organizzare una attività per Tempo del Creato. 


Un grazie speciale a Cecilia Dall’Oglio, Direttrice Associata dei Programmi Europei del Movimento e membro del Comitato Direttivo del Tempo del Creato, che ha condiviso importanti informazioni riguardo al “Tempo del Creato”, ha suggerito modalità specifiche come l’azione simbolica per “Giubileo per la Terra” e ci ha guidati per mano per iniziare a muovere i primi passi verso la celebrazione di questa iniziativa che unisce i cristiani nella preghiera e nell’azione per la cura del Creato. Inoltre tra gli esempi proposti, da cui potete prendere spunto per approfondire, condividiamo anche la proposta della messa all’aperto.
 Puoi consultare tutti i materiali dell’incontro, in cui trovate le indicazioni precise con i link ai video dell’azione simbolica e della messa laudato si a questo link.


Per saperne di più registrati sul sito del Tempo del Creato e scarica la nuova guida per la celebrazione.

RIFLESSIONI E INIZIATIVE



COME ORGANIZZARE UN’AZIONE SIMBOLICA PER IL TEMPO DEL CREATO:


mercoledì 3 giugno 2020

PROGETTO "BASI APERTE" -PARCO REGIONALE VALLE DEL TREIA


 Nell'ambito del progetto "Basi Aperte", promosso dall'AGESCI e coordinato dal capo scout Sergio Cametti, gli alunni della  classe terza C dell'Istituto Comprensivo "Piazza De Cupis" di Roma hanno esplorato i sentieri della Valle del Treia.

Il video presenta un'interessante attività educativa che fa interagire dinamicamente le diverse discipline scolastiche e sviluppa competenze esplorative e riflessive.

https://www.youtube.com/watch?v=bopYDt7mhoM&feature=youtu.be