TAGLIAVIA
RICORDA
LORIS
SANLORENZO
Nel mio ricordo Loris è un pettoruto generale con l’uniforme
tappezzata di mostrine.
Sono
la memoria di tanti incontri e di tanti apprezzamenti ricevuti, sono la traccia
delle innumerevoli coraggiose imprese, sono il monito a considerare la vita il
risultato di una progressione senza sosta.
Perché
Loris era un generale. Non di quelli che amano mostrare i muscoli sperando di
assurgere a modello. Un misto di generale antico, un condottiero alla
Alessandro Magno, con lo sguardo profondo infisso nel futuro e nei luoghi più
lontani dal consueto, e di stratega
prussiano, capace di affrontare una battaglia dopo l’altra, e magari anche
qualche breve ritirata, in un disegno di conquista invisibile ai più.
Le
mostrine sul suo petto, fatte della materia di cui sono fatti i ricordi di
nottate insonni, di letture ammalianti, di conversazioni intimissime, di
sorprendenti messe in scena, di impudenti telefonate, sono lì non per fare
vuota mostra di sé: segnavano una via, davano un senso alle relazioni interpersonali.
Noi tutti, ammirati da quelle strisce multicolori e dalla tante stelline,
sapevamo a quale patrimonio potevamo attingere e quale pronta e sagace risposta
potevamo aspettarci.
C’è
la mostrina degli sguardi degli studenti affascinati dalle sue affabulazioni su
Platone e Thomas Mann, c’è la mostrina dei lettori del giornalista Loris capace
di legare in un racconto che partiva da molto lontano fatti della cronaca e
lettura dei segni dei tempi. Ci sono le strisce colorate di verde oliva
insignite dai compagni delle battaglie politiche e quelle più giallo rosse degli
impegni nella amministrazione pubblica e ci sono quelle guadagnate con un piede
nello scarpone ed uno nella scarpa a complemento di un abito blu scuro
istituzionale con cui faceva scoprire a giovani in cerca di una carriera quale
poteva essere il loro percorso, al di là degli stereotipi e delle superficiali
aspettative, sulla base di una valutazione più oggettiva dei propri talenti.
A
cavallo tra Alessandro e Bismarck, Loris impersonava la sintesi tra capacità di
comando e visione. Il comando, che era la manifestazione pratica della sua
personalità ed intuizione, e la visione, che si manifestava nella capacità di accettare
lo status quo senza rinunciare a sfidarlo.
Aveva
un particolare senso pratico, di una
pratica che non passava per le mani –per quello era abbastanza negato e c’era
sempre qualcuno cui ben volentieri si rivolgeva al proposito- ma per la
pianificazione e la finalizzazione, anche a lungo termine, di singole azioni.
Sapeva investire le sue risorse per guadagnarsi nuovi riconoscimenti ma anche
per aiutare gli altri a realizzarsi.
Chi
lo ha seguito lungo le vie della formazione manageriale sa quanto è difficile
ritrovare entrambi i tratti nello stesso individuo, eppure Loris era così: buon
amministratore, anche della sua vita personale e familiare, e costruttore di
visioni che fossero di riferimento nel cambiamento.
E
sapeva esserlo con una determinazione ed un orgoglio che potevano a volte
suscitare commenti ironici o contrariati, ma che non lo inducevano a piegare il
ginocchio, anche quando sembrava la cosa normale da fare, né a desistere dal suscitare sorpresa
e scandalo in chi si aspettava altro da lui.
Palermo
19 luglio 2026
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