venerdì 24 luglio 2026

IN MEMORIA DI LORIS

 


ANTONIO

 TAGLIAVIA 

RICORDA


 LORIS

 SANLORENZO


Nel mio ricordo Loris è un pettoruto generale con l’uniforme tappezzata di mostrine.

Sono la memoria di tanti incontri e di tanti apprezzamenti ricevuti, sono la traccia delle innumerevoli coraggiose imprese, sono il monito a considerare la vita il risultato di una progressione senza sosta.

Perché Loris era un generale. Non di quelli che amano mostrare i muscoli sperando di assurgere a modello. Un misto di generale antico, un condottiero alla Alessandro Magno, con lo sguardo profondo infisso nel futuro e nei luoghi più lontani dal consueto,  e di stratega prussiano, capace di affrontare una battaglia dopo l’altra, e magari anche qualche breve ritirata, in un disegno di conquista invisibile ai più.

Le mostrine sul suo petto, fatte della materia di cui sono fatti i ricordi di nottate insonni, di letture ammalianti, di conversazioni intimissime, di sorprendenti messe in scena, di impudenti telefonate, sono lì non per fare vuota mostra di sé: segnavano una via, davano un senso alle relazioni interpersonali. Noi tutti, ammirati da quelle strisce multicolori e dalla tante stelline, sapevamo a quale patrimonio potevamo attingere e quale pronta e sagace risposta potevamo aspettarci.

C’è la mostrina degli sguardi degli studenti affascinati dalle sue affabulazioni su Platone e Thomas Mann, c’è la mostrina dei lettori del giornalista Loris capace di legare in un racconto che partiva da molto lontano fatti della cronaca e lettura dei segni dei tempi. Ci sono le strisce colorate di verde oliva insignite dai compagni delle battaglie politiche e quelle più giallo rosse degli impegni nella amministrazione pubblica e ci sono quelle guadagnate con un piede nello scarpone ed uno nella scarpa a complemento di un abito blu scuro istituzionale con cui faceva scoprire a giovani in cerca di una carriera quale poteva essere il loro percorso, al di là degli stereotipi e delle superficiali aspettative, sulla base di una valutazione più oggettiva dei propri talenti.

A cavallo tra Alessandro e Bismarck, Loris impersonava la sintesi tra capacità di comando e visione. Il comando, che era la manifestazione pratica della sua personalità ed intuizione, e la visione, che si manifestava nella capacità di accettare lo status quo senza rinunciare a sfidarlo.

Aveva un  particolare senso pratico, di una pratica che non passava per le mani –per quello era abbastanza negato e c’era sempre qualcuno cui ben volentieri si rivolgeva al proposito- ma per la pianificazione e la finalizzazione, anche a lungo termine, di singole azioni. Sapeva investire le sue risorse per guadagnarsi nuovi riconoscimenti ma anche per aiutare gli altri a realizzarsi.

Chi lo ha seguito lungo le vie della formazione manageriale sa quanto è difficile ritrovare entrambi i tratti nello stesso individuo, eppure Loris era così: buon amministratore, anche della sua vita personale e familiare, e costruttore di visioni che fossero di riferimento nel cambiamento.

E sapeva esserlo con una determinazione ed un orgoglio che potevano a volte suscitare commenti ironici o contrariati, ma che non lo inducevano a piegare il ginocchio, anche quando sembrava la cosa normale da fare, né a   desistere dal suscitare sorpresa e scandalo in chi si aspettava altro da lui.

Palermo 19 luglio 2026

Nessun commento:

Posta un commento