sabato 25 luglio 2020

UNA PROPOSTA DA ATTUARE NELLE ASSOCIAZIONI E NELLE ISTITUZIONI: I CIRCOLI LAUDATO SI'

 

I Circoli Laudato Si’ sono piccoli gruppi di persone che si riuniscono regolarmente per approfondire il loro rapporto con Dio Creatore e tutti i membri del creato, alla luce dell’enciclica Laudato Si’ e nel bisogno di affrontare urgentemente il cambiamento climatico e la crisi ecologica. I Circoli Laudato Si’ sono basati su tre pilastri di preghiera, riflessioneed azione.

IN CHE COSA CONSISTONO I CIRCOLI

PREGHIERA

Preghiera con e per il creato per esempio attraverso preghiera all’aperto o un esame di coscienza ecologico,

RIFLESSIONE

Riflessione sulla continua conversione ecologica dei partecipanti, specialmente per quanto riguarda problematiche di semplicità e consumo, e

AZIONE

Azione di gruppo per l’adozione di stili di vita sostenibili, per la realizzazione comunitaria di eventi per Tempo del Creato, per iniziative di mobilitazione per la difesa della nostra casa comune, ed altro.

I Circoli possono radunarsi settimanalmente, bisettimanalmente o mensilmente, a seconda del gruppo. Il formato e’ sufficentemente flessibile da permettere che i Circoli abbiano luogo in vari contesti: residenze, parrocchie, gruppi studenteschi, ecc. E‘ possibile che abbiate gia’ un gruppo locale che possa servire da modello per il vostro cammino, ispirandosi a simili Circoli intorno al mondo.



sabato 27 giugno 2020

UNITA' E PROFEZIA PER VIVERE DA CRISTIANI E FARE CRESCERE LA COMUNITÀ

 

Unità e profezia: sono le due parole che Papa Francesco pone al centro della sua omelia, con numerose aggiunte a braccio, nella Messa le cui Letture hanno ricordato i due apostoli celebrati oggi dalla Chiesa. Subito sottolinea la diversità tra Pietro e Paolo, il primo un semplice pescatore, l’altro un colto fariseo. E fra loro, osserva, non mancarono le discussioni animate tuttavia “ si sentivano fratelli, come in una famiglia unita, dove spesso si discute ma sempre ci si ama”. “Egli non ci ha comandato di piacerci, ma di amarci. È Lui che ci unisce, senza uniformarci, ci unisce nelle differenze”. Ma da dove nasce questa unità. Il Papa dice che la prima Lettura ce lo svela: mentre sulla Chiesa infuriava la persecuzione, ci dice che la comunità pregava. Questo assicurava l’unità perché permetteva allo Spirito Santo di intervenire e di “accorciare le distanze”
La comunità sembra decapitata, ciascuno teme per la propria vita. Eppure, in questo momento tragico nessuno si dà alla fuga, nessuno pensa a salvarsi la pelle, nessuno abbandona gli altri, ma tutti pregano insieme. Dalla preghiera attingono coraggio, dalla preghiera viene un’unità più forte di qualsiasi minaccia.
L'inutilità delle lamentele
E c’è un altro elemento importante: in quella prima comunità “nessuno si lamenta del male (...) nessuno insulta Erode. E noi siamo tanto abituati a insultare i responsabili... ”. Tempo sprecato e inutile per i cristiani, fa notare Francesco, quello passato a lamentarsi di quello che non va e prosegue:
Le lamentele non cambiano nulla. Ricordiamoci che le lamentele è la seconda porta chiusa allo Spirito Santo, come vi ho detto il giorno di Pentecoste: la prima è il narcisismo, la seconda lo scoraggiamento, la terza, il pessimismo. Il narcisismo ti porta allo specchio, a guardarti continuamente; lo scoraggiamento, alle lamentele. Il pessimismo, al buio, all’oscuro. Questi tre atteggiamenti chiudono la porta allo Spirito SantoQuei cristiani non incolpavano, ma pregavano. In quella comunità nessuno diceva: “Se Pietro fosse stato più cauto, non saremmo in questa situazione”. Nessuno. Pietro umanamente, aveva motivi di essere criticato, ma nessuno lo criticava. Non sparlavano di lui, ma pregavano per lui. Non parlavano alle spalle, ma parlavano a Dio. E noi oggi possiamo chiederci: “Custodiamo la nostra unità con la preghiera, la nostra unità nella Chiesa? Preghiamo gli uni per gli altri?”
Pregare per chi ci governa
Preghiera e non insulto: Francesco a braccio si sofferma anche sui governanti, esortando a percorrere la strada del bene, dell'unità e non quella del parlare contro: 
Chiediamo la grazia di saper pregare gli uni per gli altri. San Paolo esortava i cristiani a pregare per tutti e prima di tutto per chi governa. “Ma questo governante è…”, e i qualificativi sono tanti; io non li dirò, perché questo non è il momento né il posto per dire i qualificativi che si sentono contro i governanti. Che li giudichi Dio, ma preghiamo per i governanti! Preghiamo: hanno bisogno della preghiera. È un compito che il Signore ci affida. Lo facciamo? Oppure parliamo, insultiamo, e basta?".
La preghiera spiana la strada dell'unità
Papa Francesco si domanda “che cosa accadrebbe se si pregasse di più e si mormorasse di meno”. Anche oggi, come per Pietro quando si trovava in carcere, “tante porte che separano si aprirebbero, tante catene che paralizzano cadrebbero”. E il Papa invita a chiedere al Signore la grazia di saperlo fare e precisa:
Dio si attende che quando preghiamo ci ricordiamo anche di chi non la pensa come noi, di chi ci ha chiuso la porta in faccia, di chi fatichiamo a perdonare. Solo la preghiera scioglie le catene, solo la preghiera spiana la via all'unità….
La profezia nasce quando ci si lascia provocare da Dio: non quando si gestisce la propria tranquillità e si tiene tutto sotto controllo. Non nasce dai miei pensieri, non nasce dal mio cuore chiuso. Nasce se noi ci lasciamo provocare da Dio. Quando il Vangelo ribalta le certezze, scaturisce la profezia. Solo chi si apre alle sorprese di Dio diventa profeta.
Abbiamo bisogno della profezia, ma di quella vera
Francesco guarda all’oggi e afferma che anche in questi tempi c’è bisogno di profezia e “non di parolai”, c’è bisogno di testimoniare “che il Vangelo è possibile”.
Non servono manifestazioni miracolose, ma vite che manifestano il miracolo dell’amore di Dio. Non potenza, ma coerenza. Non parole, ma preghiera. Non proclami, ma servizio. Tu vuoi una Chiesa profetica? Comincia a servire, stai zitto. Non teoria, ma testimonianza. Non abbiamo bisogno di essere ricchi, ma di amare i poveri; non di guadagnare per noi, ma di spenderci per gli altri; non del consenso del mondo, quello è stare bene con tutti: da noi si dice:"stare bene con Dio e con il diavolo"... stare bene con tutti. Non questo non è profezia. Ma abbiamo bisogno della gioia per il mondo che verrà; non di progetti pastorali, questi progetti che sembrano avere la propria efficienza, come se fosSero dei sacramenti, progetti pastorali efficienti: no, ma abbiamo bisogno di pastori che offrono la vita: di innamorati di Dio.
Avere il coraggio di essere costruttori di unità
Così sono stati Pietro e Paolo che hanno annunciato Gesù fino a dare la vita. E’ questa la profezia che cambia la storia. E Papa Francesco ricorda che tutti i fedeli sono chiamati a diventare “pietre vive con cui costruire una Chiesa e un’umanità rinnovate” e conclude: 
C’è sempre chi distrugge l’unità e chi spegne la profezia, ma il Signore crede in noi e chiede a te: “Tu, tu, tu, vuoi essere costruttore di unità? Vuoi essere profeta del mio cielo sulla terra?”. Fratelli e sorelle lasciamoci provocare da Gesù e troviamo il coraggio di dirgli: “Sì, lo voglio!”.

giovedì 25 giugno 2020

TEMPO DEL CREATO. PARTECIPA ANCHE TU !

 


Prosegue il nostro pellegrinaggio verso “Tempo del Creato” in compagnia della stupenda rete degli Animatori Laudato Si’ e di tutte le persone che hanno a cuore la nostra casa comune! Questo Rio che disseta ogni nostra Amazzonia, con il passare del tempo raccoglie sempre più nuovi affluenti, e lunedì scorso con grande gioia abbiamo dato il benvenuto ai nuovi Animatori formati con il Joint Diploma in Ecologia Integrale. Per questo un grazie speciale va alla prof. Giulia Lombardi, per aver accompagnato con il cuore e con la sua competenza la formazione di questi fratelli. 

Clicca qui se vuoi rivedere la registrazione dell’incontro mensile degli Animatori Laudato Si che, questo mese, aveva per tema la condivisione di esempi concreti per organizzare una attività per Tempo del Creato. 


Un grazie speciale a Cecilia Dall’Oglio, Direttrice Associata dei Programmi Europei del Movimento e membro del Comitato Direttivo del Tempo del Creato, che ha condiviso importanti informazioni riguardo al “Tempo del Creato”, ha suggerito modalità specifiche come l’azione simbolica per “Giubileo per la Terra” e ci ha guidati per mano per iniziare a muovere i primi passi verso la celebrazione di questa iniziativa che unisce i cristiani nella preghiera e nell’azione per la cura del Creato. Inoltre tra gli esempi proposti, da cui potete prendere spunto per approfondire, condividiamo anche la proposta della messa all’aperto.
 Puoi consultare tutti i materiali dell’incontro, in cui trovate le indicazioni precise con i link ai video dell’azione simbolica e della messa laudato si a questo link.


Per saperne di più registrati sul sito del Tempo del Creato e scarica la nuova guida per la celebrazione.

RIFLESSIONI E INIZIATIVE



COME ORGANIZZARE UN’AZIONE SIMBOLICA PER IL TEMPO DEL CREATO:


mercoledì 3 giugno 2020

PROGETTO "BASI APERTE" -PARCO REGIONALE VALLE DEL TREIA


 Nell'ambito del progetto "Basi Aperte", promosso dall'AGESCI e coordinato dal capo scout Sergio Cametti, gli alunni della  classe terza C dell'Istituto Comprensivo "Piazza De Cupis" di Roma hanno esplorato i sentieri della Valle del Treia.

Il video presenta un'interessante attività educativa che fa interagire dinamicamente le diverse discipline scolastiche e sviluppa competenze esplorative e riflessive.

https://www.youtube.com/watch?v=bopYDt7mhoM&feature=youtu.be

venerdì 29 maggio 2020

PENTECOSTE. SUGGERIMENTI DELLO SPIRITO PER I CRISTIANI DI OGGI

 

Le parole di Papa Francesco sullo Spirito Santo, “lo sconosciuto della nostra fede” che opera tutto in modo nascosto: dona la gioia, la pace, l’amore, ci fa vivere da risorti, quali figli di Dio. Grazie a Lui possiamo guardarci come fratelli
Sergio Centofanti

Lo Spirito Santo fa tutto, ma non si vede. Si possono vedere i suoi effetti, ma occorre un cuore aperto. È umile, Amore nascosto, è Dio. Parla ogni giorno, sommessamente, in mezzo al nostro frastuono. Bisogna fare silenzio per ascoltarlo. Ma chi è e cosa ci dice lo Spirito?

Senza lo Spirito Santo non siamo cristiani
È “lo sconosciuto della nostra fede” dice Papa Francesco (Omelia a Santa Marta, 13 maggio 2013): eppure, senza di Lui non siamo cristiani, non esiste la Chiesa né la sua missione. Senza di Lui viviamo una doppia vita: cristiani a parole, “mondani” nei fatti.

Lo Spirito ci fa vivere da risorti
Lo Spirito “non è una cosa astratta”, è una Persona che ci cambia la vita: com’è accaduto agli apostoli, ancora timorosi e chiusi nel Cenacolo, nonostante avessero visto Gesù risorto, e dopo Pentecoste “impazienti di raggiungere confini ignoti” per annunciare il Vangelo, senza più paura di dare la vita. “La loro storia ci dice che persino vedere il Risorto non basta, se non lo si accoglie nel cuore. Non serve sapere che il Risorto è vivo se non si vive da risorti. Ed è lo Spirito che fa vivere e rivivere Gesù in noi, che ci risuscita dentro” (Omelia di Pentecoste, 9 giugno 2019).

Diventiamo figli di Dio e fratelli tra di noi grazie allo Spirito
La nuova vita, quella vera di risorti, è “riallacciare la nostra relazione col Padre, rovinata dal peccato”. Questa è la missione di Gesù: “toglierci dalla condizione di orfani e restituirci a quella di figli” amati da Dio. “La paternità di Dio si riattiva in noi grazie all’opera redentrice di Cristo e al dono dello Spirito Santo”. È grazie a questa relazione col Padre e col Figlio che “lo Spirito Santo ci fa entrare in una nuova dinamica di fraternità. Mediante il Fratello universale, che è Gesù, possiamo relazionarci agli altri in modo nuovo, non più come orfani, ma come figli dello stesso Padre buono e misericordioso. E questo cambia tutto! Possiamo guardarci come fratelli” (Omelia di Pentecoste, 15 maggio 2016).

L’uomo spirituale porta concordia dov’è conflitto
Noi dobbiamo sempre diminuire, Gesù deve sempre crescere in noi. Il rischio è di servirsi di Cristo più che servirlo. La via è uscire da noi stessi, allontanandoci dal nostro egocentrismo. È possibile grazie alla preghiera che suscita in noi lo Spirito. “Quando spezziamo il cerchio del nostro egoismo, usciamo da noi stessi e ci accostiamo agli altri per incontrarli, aiutarli, è lo Spirito di Dio che ci ha spinti. Quando scopriamo in noi una sconosciuta capacità di perdonare, di amare chi non ci vuole bene, è lo Spirito che ci ha afferrati” (Omelia a Istanbul, 29 novembre 2014). Chi vive secondo lo Spirito “porta pace dov’è discordia, concordia dov’è conflitto. Gli uomini spirituali rendono bene per male, rispondono all’arroganza con mitezza, alla cattiveria con bontà, al frastuono col silenzio, alle chiacchiere con la preghiera, al disfattismo col sorriso”. “Per essere spirituali” occorre mettere lo sguardo dello Spirito “davanti al nostro” (Omelia di Pentecoste, 9 giugno 2019).

Lo Spirito crea l’unità nella diversità
La divisione tra i cristiani è uno dei grandi scandali che allontana dalla fede. Il diavolo divide, mentre “lo Spirito fa dei discepoli un popolo nuovo”, perché “crea un cuore nuovo”. “A ognuno dà un dono e tutti raduna in unità. In altre parole, il medesimo Spirito crea la diversità e l’unità”, “l’unità vera, quella secondo Dio, che non è uniformità, ma unità nella differenza”. Occorre resistere “a due tentazioni ricorrenti. La prima è quella di cercare la diversità senza l’unità. Succede quando si formano schieramenti e partiti, quando ci si irrigidisce su posizioni escludenti … magari ritenendosi i migliori … si diventa tifosi di parte anziché fratelli … Cristiani di destra o di sinistra prima che di Gesù; custodi inflessibili del passato o avanguardisti del futuro prima che figli umili e grati della Chiesa. Così c’è la diversità senza l’unità. La tentazione opposta è invece quella di cercare l’unità senza la diversità” e tutto diventa “uniformità, obbligo di fare tutto insieme e tutto uguale, di pensare tutti allo stesso modo”. Invece, lo Spirito “crea la diversità” e poi “realizza l’unità: collega, raduna, ricompone l’armonia” (Omelia di Pentecoste, 4 giugno 2017).

Lo Spirito del perdono è il collante che ci tiene insieme
L’unità è possibile nel perdono. “Gesù non condanna i suoi, che lo avevano abbandonato e rinnegato durante la Passione, ma dona loro lo Spirito del perdono. Lo Spirito è il primo dono del Risorto e viene dato anzitutto per perdonare i peccati. Ecco l’inizio della Chiesa, ecco il collante che ci tiene insieme, il cemento che unisce i mattoni della casa: il perdono. Perché il perdono è il dono all’ennesima potenza, è l’amore più grande, quello che tiene uniti nonostante tutto, che impedisce di crollare, che rinforza e rinsalda. Il perdono libera il cuore e permette di ricominciare: il perdono dà speranza, senza perdono non si edifica la Chiesa. Lo Spirito del perdono, che tutto risolve nella concordia, ci spinge a rifiutare altre vie: quelle sbrigative di chi giudica, quelle senza uscita di chi chiude ogni porta, quelle a senso unico di chi critica gli altri. Lo Spirito ci esorta invece a percorrere la via a doppio senso del perdono ricevuto e del perdono donato” (Omelia di Pentecoste, 4 giugno 2017).

Dio ci parla ancora oggi
Lo Spirito di verità non smette di parlare, ci fa entrare sempre più pienamente nel senso delle parole di Gesù. È la novità del Vangelo, di una Parola sempre viva, perché il cristianesimo, come dice il Catechismo della Chiesa cattolica, non è una “religione del Libro”, “una parola scritta e muta”, ma della Parola di Dio, cioè il Verbo incarnato e vivente. “La novità ci fa sempre un po’ di paura, perché ci sentiamo più sicuri se abbiamo tutto sotto controllo, se siamo noi a costruire, a programmare, a progettare la nostra vita secondo i nostri schemi, le nostre sicurezze, i nostri gusti. E questo avviene anche con Dio. Spesso lo seguiamo, lo accogliamo, ma fino ad un certo punto; ci è difficile abbandonarci a Lui con piena fiducia, lasciando che sia lo Spirito Santo l’anima, la guida della nostra vita, in tutte le scelte; abbiamo paura che Dio ci faccia percorrere strade nuove, ci faccia uscire dal nostro orizzonte spesso limitato, chiuso, egoista, per aprirci ai suoi orizzonti. Ma, in tutta la storia della salvezza, quando Dio si rivela porta novità … trasforma e chiede di fidarsi totalmente di Lui” (Omelia di Pentecoste, 19 maggio 2013).

Le resistenze allo Spirito Santo: la tentazione di addomesticarlo
“È sempre presente in noi la tentazione di fare resistenza allo Spirito Santo, perché scombussola, perché smuove, fa camminare, spinge la Chiesa ad andare avanti. Ed è sempre più facile e comodo adagiarsi nelle proprie posizioni statiche e immutate. In realtà, la Chiesa si mostra fedele allo Spirito Santo nella misura in cui non ha la pretesa di regolarlo e di addomesticarlo. E la Chiesa si mostra fedele allo Spirito Santo anche quando lascia da parte la tentazione di guardare sé stessa. E noi cristiani diventiamo autentici discepoli missionari, capaci di interpellare le coscienze, se abbandoniamo uno stile difensivo per lasciarci condurre dallo Spirito. Egli è freschezza, fantasia” che “non riempie tanto la mente di idee, ma incendia il cuore” e spinge a “un servizio di amore, un linguaggio che ciascuno è in grado di comprendere” (Omelia a Istanbul, 29 novembre 2014).

Missione è portare al mondo la gioia dello Spirito
Senza lo Spirito Santo non esiste la missione. Infatti, la missione non è opera nostra, è un dono. La Chiesa ha bisogno di evangelizzatori che si aprano “senza paura all’azione dello Spirito Santo” che “infonde la forza per annunciare la novità del Vangelo con audacia (parresia), a voce alta e in ogni tempo e luogo, anche controcorrente” (Evangelii gaudium, 259). Si tratta di evangelizzatori consapevoli che “la missione è una passione per Gesù ma, al tempo stesso, è una passione per il suo popolo” (EG 268). Gesù vuole “che tocchiamo la carne sofferente degli altri” (EG 270). “Nel nostro rapporto col mondo siamo invitati a dare ragione della nostra speranza, ma non come nemici che puntano il dito e condannano” (EG 271). “Può essere missionario solo chi si sente bene nel cercare il bene del prossimo, chi desidera la felicità degli altri” (EG 272): “se riesco ad aiutare una sola persona a vivere meglio, questo è già sufficiente a giustificare il dono della mia vita” (EG 274). La gioia, la pace, l’amore, sono frutti dello Spirito.

lunedì 23 marzo 2020

LA PESTE, IL MOZZO E IL CAPITANO


"Capitano, il mozzo è preoccupato e molto agitato per la quarantena che ci hanno imposto al porto. Potete parlarci voi?"
"Cosa vi turba, ragazzo? Non avete abbastanza cibo? Non dormite abbastanza?"
"Non è questo, Capitano, non sopporto di non poter scendere a terra, di non poter abbracciare i miei cari".
"E se vi facessero scendere e foste contagioso, sopportereste la colpa di infettare qualcuno che non può reggere la malattia?"
"Non me lo perdonerei mai, anche se per me l'hanno inventata questa peste!"
"Può darsi, ma se così non fosse?"
"Ho capito quel che volete dire, ma mi sento privato della libertà, Capitano, mi hanno privato di qualcosa".
"E voi privatevi di ancor più cose, ragazzo".
"Mi prendete in giro?"
"Affatto... Se vi fate privare di qualcosa senza rispondere adeguatamente avete perso".
"Quindi, secondo voi, se mi tolgono qualcosa, per vincere devo togliermene altre da solo?"
"Certo. Io lo feci nella quarantena di sette anni fa".
"E di cosa vi privaste?"
"Dovevo attendere più di venti giorni sulla nave. Erano mesi che aspettavo di far porto e di godermi un po' di primavera a terra. Ci fu un'epidemia. A Port April ci vietarono di scendere. I primi giorni furono duri. Mi sentivo come voi. Poi iniziai a rispondere a quelle imposizioni non usando la logica. Sapevo che dopo ventuno giorni di un comportamento si crea un'abitudine, e invece di lamentarmi e crearne di terribili, iniziai a comportarmi in modo diverso da tutti gli altri. Prima iniziai a riflettere su chi, di privazioni, ne ha molte e per tutti i giorni della sua miserabile vita, per entrare nella giusta ottica, poi mi adoperai per vincere.
Cominciai con il cibo. Mi imposi di mangiare la metà di quanto mangiassi normalmente, poi iniziai a selezionare dei cibi più facilmente digeribili, che non sovraccaricassero il mio corpo. Passai a nutrirmi di cibi che, per tradizione, contribuivano a far stare l'uomo in salute.
Il passo successivo fu di unire a questo una depurazione di malsani pensieri, di averne sempre di più elevati e nobili. Mi imposi di leggere almeno una pagina al giorno di un libro su un argomento che non conoscevo. Mi imposi di fare esercizi fisici sul ponte all'alba. Un vecchio indiano mi aveva detto,anni prima, che il corpo si potenzia trattenendo il respiro. Mi imposi di fare delle profonde respirazioni ogni mattina. Credo che i miei polmoni non abbiano mai raggiunto una tale forza. La sera era l'ora delle preghiere, l'ora di ringraziare una qualche entità che tutto regola, per non avermi dato il destino di avere privazioni serie per tutta la mia vita.
Sempre l'indiano mi consigliò, anni prima, di prendere l'abitudine di immaginare della luce entrarmi dentro e rendermi più forte. Poteva funzionare anche per quei cari che mi erano lontani, e così, anche questa pratica, fece la comparsa in ogni giorno che passai sulla nave.
Invece di pensare a tutto ciò che non potevo fare, pensai a ciò che avrei fatto una volta sceso. Vedevo le scene ogni giorno, le vivevo intensamente e mi godevo l'attesa. Tutto ciò che si può avere subito non è mai interessante. L' attesa serve a sublimare il desiderio, a renderlo più potente.
Mi ero privato di cibi succulenti, di tante bottiglie di rum, di bestemmie ed imprecazioni da elencare davanti al resto dell'equipaggio. Mi ero privato di giocare a carte, di dormire molto, di oziare, di pensare solo a ciò di cui mi stavano privando".
"Come andò a finire, Capitano?"
"Acquisii tutte quelle abitudini nuove, ragazzo. Mi fecero scendere dopo molto più tempo del previsto".
"Vi privarono anche della primavera, or dunque?"
"Sì, quell'anno mi privarono della primavera, e di tante altre cose, ma io ero fiorito ugualmente, mi ero portato la primavera dentro, e nessuno avrebbe potuto rubarmela più".

Dal Libro Rosso di Carl Gustav Jung